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Il quotidiano L’Eco di Bergamo ieri ha dedicato due pagine all’idea di sviluppare un anello ciclabile attorno al lago d’Iseo se arrivassero i finanziamenti dalla Regione Lombardia. Ha collaborato al reportage anche il nostro sito www.bicitv.it.
SARNICO (BG) – Con i piedi ben piantati a terra (o meglio, sui pedali), qualcuno inizia a sognare. E se davvero sul Sebino si costruisse un anello ciclabile che costeggia il lago? Chiuso The floating piers, Roberto Maroni era stato chiaro: “L’Iseo ha fatto un ottimo lavoro. La Regione premierà i Comuni lacustri con un’iniezione di fondi per il turismo. Presentateci i progetti, anche sovracomunali”. E così è stato. Fra i progetti di sistema abbozzati, ecco l’idea di circondare il Sebino con un anello ciclabile, per intercettare il mercato – in crescita – del turismo slow.
Il target? Niente ciclisti professionisti, bensì appassionati che intendono conoscere nuove mete dalle selle delle loro bici. Ma come è messo, attualmente, il lago in fatto di ciclabili? In quali punti andrebbe costruita e in quali invece c’è già? Le temperature tiepidi di settembre consentono, ancora, una verifica sul campo. Con tanto di esperto: Giorgio Torre, di Calcinate, direttore del portale di informazioni ciclistica www.bicitv.it.
Punto di partenza la sponda bergamasca, quella ad oggi meno attrezzata (ma anche meno trafficata, soprattutto sull’alto lago). Il via è a Sarnico. Dunque: i turisti sulle due ruote possono contare, inizialmente, sul lungolago e, imboccata via Veneto, su una pista ciclopedonale che – passando davanti a villa Faccanoni e al riparo dalla Sp469 – conduce direttamente fino al confine con Predore. E da lì iniziano gli stop and go.
Ovvero: piccoli tratti di ciclabile interrotti da chilometri da percorrere sulla provinciale. Vista lago, ma pur sempre di una provinciale si tratta. In particolare, Predore ha un marciapiede piuttosto ampio sul lato sinistro della strada (per chi da Sarnico va verso Tavernola) ma niente che somigli a una vera pista. Pista che, invece, c’è eccome poco prima delle gallerie di Tavernola ma che, causa frane e smottamenti, continua a rimanere chiusa.
Lì, pedalare, è una meraviglia: percorso pianeggiante, spazi ampi, sguardo sul lago che si apre a vista d’occhio. Ed è proprio in quel tratto che, chi ama le due ruote, inizia ad intuire quale richiamo potrebbe avere una pista tutta così, sul Sebino. Superate le gallerie, Tavernola offre un lungo tratto di marciapiede che costeggia l’acqua fino ad arrivare, e a superare, il centro del paesello lacustre. Poi, per i ciclisti, una sola possibilità: pedalare sulla 469, dentro la carreggiata.
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Non c’è più pista ciclabile, zero al quoto, su un tratto di strada peraltro battuto dai mezzi pesanti (leggi cementiera). Stesso copione sul breve tratto a lago di Parzanica (con tanto di gallerie incluse) e Riva di Solto. Bisogna superare il centro di Solto Collina per trovare un comodo percorso protetto (con guard rail) in riva al lago, con un filare di ulivi: ed è questo un altro punto in cui il giro del Sebino dà il meglio di sè. Dopo la galleria, invece, riecco le rogne (pure con vista mozzafiato): nessuna pista, nessun marciapiede, strada costiera a due corsie stretta, anzi, strettissima. Al punto che, se una pista va costruita, va costruita a sbalzo sull’acqua.
Fino a Castro. Dove, usciti dalle gallerie, si torna a trovare un marciapiede che, costeggiando tutto il lago, conduce a Lovere. Anche la cittadina dell’alto Sebino è sprovvista di un vero percorso ciclabile, pur avendo un lungolago e una riva ampiamente frequentata da turisti sulle due ruote. Idem per Costa Volpino. E’ solo mettendo piede in terra bresciana che si vede qualcosa di simile a una vera pista per ciclisti (ma anche pedoni, amanti dei pattini a rotelle) totalmente al riparo dalle automobili: parliamo della Vello-Toline (quando non è chiusa per frane, naturalmente). La si incontra a Pisogne e conduce fino a Marone.
Proseguendo sui comuni del bresciano, la situazione è meno problematica rispetto alla sponda orobica: Marone e Sale Marasino hanno già (per la maggior parte della loro estensione) percorsi ciclabili e marciapiedi sulla riva, mentre a Sulzano la partita si fa più dura. Il Comune di The floating piers è infatti, per lo più, sprovvisto di tratti adatti alle due ruote. A Pilzone d’Iseo (zona cimitero) parte invece una pista che conduce (salvo alcune interruzioni) fino ad Iseo: pedalare sul lungolago è l’unica soluzione per i ciclisti che vogliono proseguire il giro del Sebino sulla riva, fino a via per Rovato.
Da lì si trovano pista ciclabile fino a Sassabanek, la strada Colombera (con vista sulle lamette), e nuovamente la pista che conduce fino a Paratico, altro Comune quasi interamente coperto da percorsi a misura di ciclisti. E con tre ore abbondanti di pedalata, parecchi sali scendi dai marciapiedi, il giro del lago è servito.
(articolo tratto da L’Eco di Bergamo del 9 ottobre 2016 a firma Sara Venchiarutti)

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