Ogni ciclista vive la bici a modo suo: c’è chi ama la scorrevolezza dell’asfalto, chi trova ritmo nella salita e chi cerca la libertà della discesa. L’enduro unisce tutte queste esperienze richiedendo resistenza, tecnica e adattamento continuo, perché ogni curva e ogni pendenza del percorso impongono decisioni rapide e precise.

Da oggi, sul nostro sito BICITV, apriamo una rubrica curata da un’atleta azzurra di Enduro, Silvia Penso, che con i suoi scritti ci porterà a conoscere meglio questa specialità e ci farà conoscere le sue esperienze in alcune delle gare più importanti del calendario nazionale. 

È una disciplina completa, che combina la resistenza della mountain bike XC con le capacità di guida del downhill. I percorsi alternano tratti naturali a sezioni più scorrevoli modellate nei bike park, e le bici da enduro, tutte biammortizzate e con un peso tra i 14 e i 17 kg, devono essere versatili e affidabili per affrontare salite ripide e discese tecniche.

Chi pratica l’enduro lo vive in modi diversi: c’è chi esplora nuovi sentieri per migliorare tecnica e confidenza con la bici, e chi partecipa a competizioni che seguono un format simile a quello dei rally, con più prove speciali (PS) cronometrate in discesa, collegate da trasferimenti pedalati da completare entro un tempo limite. La durata complessiva può variare dalle 3 alle 7 ore. Le speciali misurano in media tra 2 e 6 chilometri e si percorrono in tempi dai 3 ai 12 minuti; nelle tappe più impegnative si superano anche i 15 minuti di discesa continua. Un impegno che richiede controllo costante delle energie, concentrazione e tecnica perfetta. Il dislivello giornaliero può oscillare tra 1.000 e 2.500 metri, e il terreno cambia continuamente, rendendo fondamentale leggere e interpretare ogni tratto.

Un esempio significativo è la prima tappa di Coppa del Mondo 2025 a Pietra Ligure (vedi foto qui sotto). Due giorni di ricognizioni pedalate e due giorni di gara per un totale di 200 km e 6.200 metri di dislivello. Le prove speciali possono essere percorse una sola volta prima della gara, aumentando l’importanza della memoria e della capacità di adattarsi rapidamente alle condizioni del terreno, che cambiano con il meteo e con il passaggio dei concorrenti.

Anche la gestione dei materiali è fondamentale: ogni intervento sulla bici va fatto in autonomia, perché gli aiuti esterni sono consentiti solo in zone limitate. Questo sviluppa capacità di pianificazione, rapidità decisionale e valutazione dei rischi, caratteristiche che rendono l’enduro unico anche fuori dalla competizione.

Ciò che rende l’enduro davvero speciale è l’equilibrio tra adrenalina e tranquillità. Durante le salite si respira la montagna, si pedala con costanza e si osserva il bosco. Poi, quando arriva la discesa, tutto cambia. Le emozioni si concentrano e ogni curva, radice o sasso diventa una piccola sfida personale. È come una danza con il terreno, che muta continuamente sotto le ruote e costringe corpo e mente a restare presenti. E anche quando si scivola o si arriva in fondo senza fiato, il sorriso che compare togliendo il casco racconta tutto ciò che serve sapere sull’enduro.

Forse però, più di ogni altra cosa, è la community a rendere unica questa disciplina. Lungo i sentieri ci si sostiene, ci si aiuta e ci si incoraggia indipendentemente dal livello o dal tipo di bici. È un ambiente che favorisce la crescita tecnica, la condivisione dell’esperienza e il rispetto per il territorio. Ogni uscita diventa un’occasione di scoperta e confronto.

Pedalare in montagna significa interpretare ogni tratto di sentiero, adattarsi al terreno e trovare il proprio ritmo tra salite e discese, combinando adrenalina, controllo e gestione dello sforzo in un’esperienza immersiva completa.

E questo è solo l’inizio. Nei prossimi articoli entreremo nel cuore di una gara per capire davvero cosa si prova quando il cronometro parte e l’adrenalina prende il sopravvento.