A seguito del DPCM 26 aprile 2020 firmato ieri sera dal Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte dopo la conferenza stampa in cui ha annunciato le misure per il contenimento dell’emergenza Covid-19 nella cosiddetta “fase due” che inizierà dal prossimo 4 maggio 2020, sono numerosi i dubbi che attanagliano il mondo dello sport e in particolare quello del ciclismo su ciò che davvero si potrà o non si potrà fare. Dubbi alimentati dal fatto che, come accaduto spesso anche in precedenza, i decreti siano piuttosto vaghi e lascino spazio a diverse interpretazioni. Per questo abbiamo provato a chiarirne qualcuno, secondo la nostra interpretazione, ma soprattutto abbiamo posto una serie di domande a cui a breve FCI e Governo dovranno necessariamente dare una risposta chiara. E siamo sicuri che lo faranno.

ATTENDIAMO LE LINEE GUIDA – Diciamo subito che questo decreto voleva dare delle indicazioni di massima su quanto accadrà dal prossimo 4 maggio. Per tutto il mondo dello sport saranno molto più significative e chiare, almeno ci speriamo, le famose linee guida che dovranno essere emanate fra qualche giorno dal Ministero dello Sport, “previo parere del comitato scientifico” e sentiti anche federazione medico-sportiva, discipline associate ed enti di promozione che erano state interpellate dal CONI nei giorni scorsi per valutare i fattori di rischio in ogni singolo sport. Anche la Federciclismo ha lavorato al proprio protocollo, come annunciato lo scorso 22 aprile, che sarà sottoposto alla valutazione da parte della task force istituita dal CONI e quindi dal Ministero. Il ministro Vincenzo Spadafora ieri sera alla trasmissione “Che Tempo che Fa” ha dichiarato che già oggi erano fissati i primi incontri di valutazione.




IL “PUNTO G” DEL DECRETO – Partiamo dal punto g) del decreto che dice: “sono sospesi gli eventi e le competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, in luoghi pubblici o privati. Allo scopo di consentire la graduale ripresa delle attività sportive, nel rispetto di prioritarie esigenze di tutela della salute connesse al rischio di diffusione da COVID-19, le sessioni di allenamento degli atleti, professionisti e non professionisti – riconosciuti di interesse nazionale dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), dal Comitato Italiano Paralimpico (CIP) e dalle rispettive federazioni, in vista della loro partecipazione ai giochi olimpici o a manifestazioni nazionali ed internazionali – sono consentite, nel rispetto delle norme di distanziamento sociale e senza alcun assembramento, a porte chiuse, per gli atleti di discipline sportive individuali. A tali fini, sono emanate, previa validazione del comitato tecnico-scientifico istituito presso il Dipartimento della Protezione Civile, apposite Linee-Guida, a cura dell’Ufficio per lo Sport della Presidenza del Consiglio dei Ministri, su proposta del CONI ovvero del CIP, sentita la Federazione Medico Sportiva Italiana, le Federazioni Sportive Nazionali, le Discipline Sportive Associate e gli Enti di Promozione Sportiva”.

LA NAZIONALE SI POTRÀ ALLENARE AL VELODROMO, MA SU STRADA? E come abbiamo premesso in apertura saranno queste Linee-Guida del Ministero a dover fare piena chiarezza nei prossimi giorni. Leggendo attentamente il punto g) si dà il permesso a professionisti ed atleti ritenuti di interesse nazionale di discipline sportive individuali di allenarsi, in modo individuale, a porte chiuse, quindi all’interno di un impianto. E all’area aperta? Quindi, su strada? In realtà questo aspetto non ci sembra chiaro nemmeno per i professionisti. È chiaro che, purché rispettando le norme igieniche e di distanziamento sociale e avuto l’assenso dalle autorità e dai gestori dell’utilizzo delle strutture, ad esempio, gli atleti della Nazionale italiana (Professionisti ed Elite, Donne Elite, Under 23 e Juniores maschi e femmine, Paralimpici) potrebbero tornare ad allenarsi individualmente sulla pista di un velodromo, ad esempio quello di Montichiari. Se lo potranno fare anche su strada ce lo dovrà chiarire la Federazione o il Ministero. Il buon senso ci fa optare per il fatto che sarà detto di sì, considerato anche quanto il movimento in bicicletta implichi risvolti positivi in tema di salute, ambiente e mobilità sostenibile e c’è da aggiungere anche che per gli atleti sopracitati la bicicletta rappresenti un mezzo di lavoro.

LE ANOMALIE DEL CICLISMO – C’è anche da dire che lo sport de ciclismo comprende così tante sfaccettature e peculiarità che crediamo richiedano necessariamente delle specifiche ad hoc. Non si può generalizzare e parlare di spostamenti ridotti e attività motoria o sportiva considerando la diffusione, la familiarità nell’uso quotidiano, la tradizione e le possibilità di movimento della bicicletta.
E poi il ciclismo è disciplina individuale o di squadra? Può essere entrambe. Tornando al discorso degli allenamenti al velodromo cosa significa? Che ad esempio il campione del mondo dell’Inseguimento individuale Filippo Ganna (nella foto) potrà tornare ad allenare questa specialità, ma invece non potrà fare lo stesso con gli altri compagni del quartetto per l’Inseguimento a squadre? Questo sempre per la questione della distanza tra un’atleta e l’altro. Anche per i professionisti e gli atleti di interesse nazionale questa questione andrà chiarita al più presto.

MA CHI SONO GLI ATLETI DI INTERESSE NAZIONALE? – Ne abbiamo sentite e lette tante nelle ultime ore su questa fatidica dicitura di atleti “non professionisti – riconosciuti di interesse nazionale“. Anche sui nostri social sono arrivati messaggi di lettori con interpretazioni e spiegazioni personali su questo. Ad esempio: “Io sono un amatore tesserato per la Federazione Ciclistica Italiana, quindi riconosciuta dal CONI, quindi posso uscire ad allenarmi”. In questo momento non sappiamo dire se l’amico amatore potrà o no uscire a pedalare e quindi ad allenarsi su strada, qualcuno ce lo dovrà dire in modo chiaro, ma sicuramente non è questa dicitura “riconosciuti di interesse nazionale” a consentirglielo. Questo riconoscimento, come specificato anche nel decreto, arriva dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), dal Comitato Italiano Paralimpico (CIP) e dalle rispettive federazioni, in vista della partecipazione di questi atleti “riconosciuti” ai giochi olimpici o a manifestazioni nazionali ed internazionali. Chi decide, quindi, è la Federazione di pertinenza, probabilmente proprio i tecnici delle Nazionali che dovranno fornire una lista di atleti di loro interesse. Nel mondo del ciclismo, tra tutti quelli che possono essere considerati di interesse nazionale, parliamo di un numero di circa 150 atleti.




COSA VUOL DIRE ATTIVITÀ MOTORIA O ATTIVITÀ SPORTIVA? – L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) definisce attività motoria (o attività fisica) qualsiasi movimento corporeo prodotto dai muscoli scheletrici che richiede un dispendio energetico superiore a quello in condizioni di riposo. In questa definizione rientrano quindi, non solo le attività sportive, ma anche l’attività lavorativa di coloro che svolgono un lavoro manuale e normali movimenti della vita quotidiana, come camminare, andare in bicicletta, ballare, giocare, fare giardinaggio e i lavori domestici. L’attività motoria non va confusa però con lo sport. L’attività motoria viene spesso suddivisa in moderata o intensa, dove l’intensità fa riferimento al ritmo con cui l’attività stessa viene svolta. L’intensità delle diverse forme di attività motoria varia da persona a persona: a seconda dello specifico livello individuale di forma fisica, camminare velocemente, ballare o svolgere lavori domestici possono essere considerati esempi di attività motoria moderata, mentre correre, pedalare e nuotare velocemente o spostare carichi pesanti sono possibili esempi di attività motoria intensa.
Lo sport è l’insieme di attività motorie che impegna — a livello agonistico oppure di esercizio — le capacità psicofisiche dell’atleta, che svolge una disciplina con finalità amatoriali oppure di professione.

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GLI AMATORI E I GIOVANI SI POTRANNO ALLENARE SU STRADA? – Molti articoli apparsi oggi sugli organi di stampa e su diversi siti hanno dato praticamente per certa la possibilità che tutti potranno tornando a pedalare. Questo dettato anche dalle parole di auspicio lanciate nei giorni scorsi dal CT della Nazionale di ciclismo Davide Cassani. La verità è che al momento, a nostro avviso, stando a quanto si legge nel decreto, questo non è ancora chiaro come dimostra anche il fatto che la FCI in questo senso non si sia ancora esposta e abbia preso tempo. Rimane da considerare sopra ogni cosa che per tutti permangono i limiti agli spostamenti della persona, anche all’interno del proprio territorio regionale. Anche in questo caso restiamo in attesa di un chiarimento.
Il punto f) del decreto dice: “non è consentito svolgere attività ludica o ricreativa all’aperto; è consentito svolgere individualmente, ovvero con accompagnatore per i minori o le persone non completamente autosufficienti, attività sportiva o attività motoria, purché comunque nel rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno due metri per l’attività sportiva e di almeno un metro per ogni altra attività”.
L’attività sportiva dovrebbe implicare tutti i ciclisti tesserati, quindi dal giovanissimo, al professionista, compreso l’amatore. Potranno questi e con che modalità, tempi, distanze uscire in bicicletta? Pensiamo che andare in bici possa essere un’attività ludica e sana, che io sia o non sia tesserato, e che se svolta con le precauzioni dovute, in questo momento, possa essere utile anche per la salute fisica e mentale di tante persone. Non è più solo una questione di allenamenti, di watt e salite. È una questione di riacquistare pian piano la nostra libertà. Lo si potrà fare e conquistare con il buon senso delle Istituzioni, ma soprattutto il nostro. Dobbiamo pensare in primis questo prima di pensare ad allenamenti e gare.




DI ROCCO ANNUNCIA UNA DIRETTIVA ENTRO UN PAIO DI GIORNI – “Ringrazio il ministro per la disponibilità nei confronti del ciclismo. Oltre al ripristino dell’attività, auspico la riapertura dei negozi di bici e quelli che vendono accessori. Dopo avere chiesto al ministero dello Sport alcuni chiarimenti, entro un paio di giorni stileremo una direttiva sull’attività sportiva”. Così si espresso nel primo pomeriggio di oggi all’ANSA, Renato Di Rocco, presidente della Federciclismo. “La situazione non è semplice – aggiunge –: si può andare in bici a titolo individuale, mantenendo una distanza di 2 metri, ma noi diciamo: meglio se di 10 metri. Quel che conta è portare con sé le dotazioni, come guanti monouso e mascherine”.

ATTENZIONE ALL’ASPETTO ASSICURATIVO DEI CICLISTI – Al presidente federale Di Rocco, alla FCI e a tutti gli organi competenti giriamo anche un’altra questione che attraverso i social, commentando uno dei nostri articoli sulla vicenda, ci ha sollecitato l’ex professionista Andrea Noè che riteniamo opportuna, intelligente e meritevole di attenzione. Così scrive: “I professionisti possono allenarsi e gli altri possono far attività sportiva. Sembrerebbe la stessa cosa ma dal punto di vista assicurativo come sono messi tutti quelli che usciranno in bici e non considerati in allenamento? A me questo punto non è chiaro e se qualcuno me lo potrà spiegare. Grazie”.

DEVE ESSERE FATTA CHIAREZZA SULLE DISTANZE DI SPOSTAMENTO – Non è da dimenticare che il decreto si apre con un primo articolo che continua a limitare la libertà di movimento delle persone. Il punto a) del decreto dice: “sono consentiti solo gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute e si considerano necessari gli spostamenti per incontrare congiunti purché venga rispettato il divieto di assembramento e il distanziamento interpersonale di almeno un metro e vengano utilizzate protezioni delle vie respiratorie; in ogni caso, è fatto divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, in una regione diversa rispetto a quella in cui attualmente si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute; è in ogni caso consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza”.
Quindi anche all’interno della propria regione non è consentito muoversi liberamente se non per le necessarie ragioni sopracitate. Per quanto ci si potrà allontanare da casa in bicicletta? È una provocazione, sia chiaro, ma io posso allenarmi andando a trovare due o tre volte al giorno la mia zia che abita a 20 km di distanza da me? Ad esempio abbiamo visto che già oggi regioni come Liguria, Friuli e Veneto hanno aperto alle pedalate, ma solo all’interno del proprio comune di residenza. Sarà questa la strada anche del Governo? Anche a questo bisogna dare una risposta chiara e veloce.




IN CONCLUSIONE, SERVONO REGOLE CHIARE – Crediamo che il fatto che il nuovo decreto sia stato reso noto dal Governo con così largo anticipo, rispetto alla data della sua entrata in vigore del 4 maggio, sia proprio un segnale di presa di tempo e di volontà di andare a valutare e coinvolgere tutte le parti in causa per ripartire nel miglior modo possibile in ciascun settore, anche nello sport e quindi nel mondo del ciclismo.

Con questo articolo abbiamo voluto sollevare dei dubbi e degli interrogativi. Per il bene di tutti. Perchè tutti vogliamo tornare a pedalare, ma lo dobbiamo fare con rispetto, in sicurezza, con regole chiare. Una lista specifica di cose che si possono e che non si possono fare. Di chi può e di chi non può farle. Questo è quello che serve, per chiarezza e per la serenità di tutti.

(Servizio a cura di Giorgio Torre)