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Alto dell’Angliru. Oggi è venerdì, scrivo appena conclusa la tappa numero diciotto della Vuelta di Spagna, tappa in cui Contador ha fatto di tutto per potere rosicchiare secondi o magari anche minuti al leader Froome. È stato persino eroico il pistolero, ma non ce l’ha fatta. È stata soprattutto il treno della Sky a impedire che Contador potesse portarsi più vicino a Froome nella classifica generale, in attesa dell’ultima grande tappa, quella che si celebra domani, sabato, quando i corridori affronteranno la salita più dura di Spagna, quell’Angliru che negli ultimi chilometri presenta pendenze addirittura superiori al venti per cento.

Che cosa succederà domani, magari oggi per chi legge, o forse ieri per chi leggerà?

Chi legge domani-oggi si pone le mie stesse domande. Chi leggerà nei prossimi giorni invece saprà tutto, non si chiederà più chi vincerà il duello: saprà già come è andata. Una enorme differenza di prospettiva, un ribaltamento. Il futuro, in questo momento, si sta formando. In questo momento Vincenzo Nibali e Chris Froome sono nelle loro stanze d’albergo, probabilmente dormono perché, in effetti, è ormai mezzanotte. I loro organismi riposano, si ritemprano, si ricombinano. Domani mattina si sveglieranno. I tanti fattori della realtà si ricombineranno.

Il futuro si sta preparando.

Poi si va oltre.

Sempre oltre.

E questa Vuelta è come un thriller, ogni giorno può capitare qualcosa e se Froome mantiene la maglia rossa da diversi giorni, il suo regno non è per niente tranquillo. Tranquillo invece oggi se ne è stato Vincenzo Nibali, nonostante la tappa fosse ricca di salite. Vincenzo naviga in seconda posizione a un minuto e trentasette secondi dal vincitore del Tour de France. Durante la cronometro è stato bravo a limitare i danni, Vincenzo. Oggi se ne è stato tranquillo, ha lasciato a Contador il ruolo di protagonista. Non per caso. Lo Squalo lo chiamano così mica per niente: lo squalo è furbo, micidiale, sorprendente.

Nibali ha mantenuto le sue forze per domani, per l’Angliru. Sa che su questa salita si decide la sua Vuelta di Spagna, sa che sull’Angliru potrebbe ripetere l’exploit dello scorso anno al Giro d’Italia quando vinse in salita, proprio alla fine. Certo, Froome è un osso più duro rispetto a Estevan Chaves, che venne scavalcato in classifica e arrivò secondo, ma sorprese tutti dicendo che comunque arrivare secondo a un Giro d’Italia era comunque un sogno.

Froome è un osso più duro, ma non si sa mai. Stiamo a vedere.

La realtà di domani ancora non esiste: si sta formando…

E seguiamo anche il nostro Davide Villella che finalmente si sta affermando a livello internazionale e potrebbe portarsi a casa la maglia di campione degli scalatori, dei gran premi della montagna. Forza Davide. E pure seguiamo Fabio Aru, che nella Vuelta non ha proprio brillato, ma che comunque si è difeso con dignità. Riuscirà ad arrivare fra i primi cinque?

E infine due parole sul ciclismo non solo visto alla televisione o sul computer, ma anche pedalato. Domenica ho affrontato la gara fra amici da San Pellegrino a Salvarizza, otto chilometri impegnativi, con un ultimo chilometro davvero tosto. Mi sono impegnato, ho sentito le gocce di sudore scivolare giù dalle tempie, ma non sono andato più di tanto, alla fine il risultato è stato analogo alla settimana precedente, a Vigolo, circa ventitreesimo su una trentina di amici partecipanti. Ma poco male. A Salvarizza si andava anche perché Gianni Gardella con i suoi amici  in lotta contro le malattie rare avevano preparato panini e torte e raccoglievano offerte per finanziare chi lavora contro queste patologie. La contrada di Salvarizza è un luogo incantevole, poche case di pietra e tanto verde, prati, alberi, cespugli, sembra un piccolo paradiso dove si pensa a chi è meno fortunato.

Bene, buone pedalate!

Paolo Aresi

Paolo Aresi

Paolo Aresi – giornalista e scrittore.
Dal 2015 cura la rubrica “#AMOLABICI, le Cicloctorie di Paolo Aresi” sul sito www.bicitv.it.
Il ciclismo è una sua grande passione, ha trascorso l’infanzia tifando Felice Gimondi.
Pedala con una certa energia, ma il poco tempo a disposizione lo penalizza.

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