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PARIGI (FRANCIA) – È uno degli argomenti del momento, si parla di “doping tecnologico” ed ora ci sarebbero anche le prove della presenza dei motorini nelle bici. Incriminati sarebbero sette corridori partecipanti a due importanti gare ciclistiche professionistiche italiane, la Strade Bianche e la Settimana Coppi e Bartali con la tappa di Riccione. La vicenda sarà resa pubblica oggi da un’inchiesta realizzata con immagini di telecamere termiche camuffate da attrezzature di ripresa dal canale pubblico France Télévisions. Oggi pomeriggio, all’interno del settimanale sportivo Stade 2 la tv francese svelerà le immagini. In cinque casi i motorini erano nel movimento centrale – scrive oggi anche il Corriere della Sera – e spingevano sui pedali. In due nel pacco pignoni, per fornire trazione posteriore alla bici. La telecamera termica mostra sensibilissime variazioni di temperatura: gli esperti interpellati la spiegano solo col calore generato da un motore.
Da anni di parla di motorini nelle bici, ma l’unico caso per ora smascherato è stato quello della belga Van den Driessche ai Mondiali di cross dello scorso gennaio. Incastrata con tecnologie sofisticate, annunciò l’Uci. Ma le modalità di controllo sono spesso messe in discussione.
Ma come funzionano i motori? Lo spiega sempre sulle sue pagine il Corriere della Sera. Per scoprirlo partiamo dalla bottega di Alessandro Bartoli, a Empoli. Da qui, a 10 mila euro a modello, escono ogni settimana quattro bici da corsa indistinguibili da quelle normali ma con un propulsore cilindrico da 200 watt nel tubo obliquo. Brevettato in Austria, è il motore usato dai professionisti fino al 2014. L’abbiamo provato sulla salita di San Baronto: la potenza basta a un dilettante per staccare Chris Froome. Bartoli: “Ai clienti spiego che l’uso in corsa è vietato. Poi ognuno risponde alla sua coscienza”. La maggior parte di queste bici esce senza marchi sul telaio: ognuno ci aggiunge quello che crede. Il motore austriaco oggi ha dei limiti: la potenza è troppa e non modulabile. Le telecamere termiche alla Strade Bianche evidenziano qualcosa di diverso: macchie arancioni nel movimento centrale, meno intense e più concentrate di quelle prodotte dalla bici di Bartoli. Macchie che si accendono in salita e si spengono in discesa.
Un chiarimento arriva a Budapest, nel laboratorio di Istvan Varjas, lo scienziato-stregone che rifornirebbe professionisti di vertice. Varjas accetta di mostrarci i motorini di ultima generazione, minuscoli (5 centimetri contro i 20 dell’austriaco) e leggeri, con potenza modulabile fino a 250 watt. Possono fornire trazione anteriore (nel movimento centrale) o posteriore, nel pacco pignoni, sono perfetti per atleti con altissima frequenza di pedalata.

Il titolo della pagina del Corriere della Sera di oggi

Il titolo della pagina del Corriere della Sera di oggi


Scrive ancora il Corriere della Sera
Se l’Uci usasse la telecamera termica potrebbe scoprirli. E invece? E invece i federali (che rifiutano la nostra richiesta di esaminare la loro attrezzatura) si muovono al villaggio di partenza delle corse con tablet per verificare la presenza di motori spenti. Si chiamano teslametri. Li abbiamo testati: sono poco affidabili per la natura sfuggente del campo magnetico. Alla Roubaix l’Uci ha controllato 196 bici ma senza sfiorare quelle dei big o cercare ruote e telai nelle ammiraglie, da cui quelle taroccate vengono tirate fuori al momento giusto. Ma la tecnologia è già oltre. Varjas ci mostra un oggetto mitologico: una ruota a induzione magnetica. È una carcassa in carbonio con inserite all’interno placche magnetiche al neodimio. Grazie a un «ponte» generato da un magnete a spire nascosto sotto la sella, permette di guadagnare almeno 60 watt. La ruota, spiega Varjas, non è rintracciabile ai controlli se non si usa un rilevatore di campo potentissimo. Costa oltre 50 mila euro ed è nella disponibilità di pochissimi atleti.
Il reportage di France Télé-visions si chiude con immagini inedite. Sono state girate a Verbania, al traguardo della 18/a tappa del Giro d’Italia 2015 quando Alberto Contador vinse la corsa rosa guadagnando terreno su Fabio Aru. A pochi minuti dall’arrivo l’Uci lanciò un controllo a sorpresa sulla bici dello spagnolo, nel mirino per un misterioso cambio di ruota del giorno precedente. La bici venne sigillata con una fascetta e portata dietro al palco delle premiazioni, dove l’Uci aveva predisposto una tenda accessibile solo agli ispettori. Le immagini mostrano lo stranissimo armeggiare di Faustino Muñoz, storico meccanico del Pistolero, attorno alla ruota del fuoriclasse spagnolo e all’orologio che portava al polso. E poi, con una seconda telecamera nascosta, i «sofisticati» strumenti di controllo nella tenda: un martello con cui lo stesso Muñoz smontava il movimento centrale davanti a un ispettore distratto. E la ruota?

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