MADRID (SPAGNA) – La scorsa domenica, durante la Parigi-Roubaix, il corridore spagnolo della Movistar Francisco Ventoso è rimasto coinvolto in una maxi caduta. Ventoso è finito con la gamba sul disco del freno della bicicletta di un altro corridore e si è procurato così una profondissima ferita che ha reso necessario un intervento chirurgico. L’episodio ha riacceso negli ultimi giorni i dubbi sull’opportunità dell’introduzione dei freni a disco nel ciclismo professionistico.
Oggi il corridore spagnolo coinvolto nell’incidente ha scritto una lettera aperta di cui vi proponiamo alcuni stralci.
 
… Proprio come in qualsiasi altro sport, il ciclismo si è evoluta in molti aspetti tecnici… In tutti questi anni di militanza nel ciclismo professionistico, ho assistito a molti miglioramenti sia sotto l’aspetto del vestiario che delle biciclette. E i caschi oggi sono più leggeri e più sicuri e anche belli alla vista… Penso alla rivoluzione del cambio elettronico che all’inizio aveva lasciato qualche perplessità e di cui oggi non ne sapremmo più fare a meno…
Sulla questione dei freni a disco questo è il mio punto di vista: voglio precisare che sono favorevole al loro utilizzo nel ciclocross dove portano indubbi vantaggi. Ma siamo così sicuri che siano altrettanto indispensabili nelle gare su strada? Qualcuno ha pensato, come è accaduto a me domenica, di come questi possano essere pericolosi? Di come possano tagliare? Di come possano diventare dei coltelli giganti? 
Alla Parigi-Roubaix solo due squadre li hanno usati (Lampre-Merida e Direct Energie, ndr), con otto corridori ciascuna, quindi 16 ruote per un totale di 32 freni a disco nel gruppo. Domenica dopo 130 chilometri di gara, sul pavé, è successo che c’è stata una caduta. Io non ho potuto evitare di andare a sbattere contro il corridore davanti a me. Per la verità io non sono caduto a terra. Ho solo sbattuto con la mia gamba sulla parte posteriore della sua bicicletta. Risalgo in sella, ma dopo poco guardo la gamba, non sento dolore, ma vedo che è completamente ricoperta di sangue e vedo che c’è una ferita molto profonda all’altezza della tibia. Scendo subito dalla bicicletta e mi butto sull’erba a bordo strada. Vedo meglio la ferita, inizio a sentire il dolore e rimango in stato di shock e incredulo per quello che vedo. Desiderò solo salire sull’ambulanza e per la testa mi passano un sacco di cose…
Solo sfortuna? Non direi. Una quindicina di chilometri dopo il mio incidente anche Nikolas Maes della Etixx-Quick-Step, entra nella stessa ambulanza con una profondo ferita al ginocchio molto simile alla mia. L’unica domanda che mi pongo è: che cosa accadrà quando 396 dischi entreranno in gruppo insieme ai 198 corridori che lotteranno tutti insieme per conquistare la migliore posizione?
… Non capisco quale sia l’utilità di questa nuova tecnologia nelle gare su strada. Al contrario vedo solo un sacco di problemi e di complicazioni come quella che il servizio neutrale deve portarsi dietro tre o quattro diversi set di ruote. E poi come ho detto prima e come ho sperimentato sulla mia pelle questi dischi possono diventare dei pericolosi coltelli giganti.
Io sono stato fortunato: non mi ha tagliato l’intera gamba, ma solo un po’ il muscolo. Ma vi immaginate se il taglio di un disco colpisca l’arteria giugulare o quella femorale? Facciamo in modo che questo non accada.
… Oggi è capitato a me, domani potrebbe capitare a qualcun’altro. Serve prendere posizione su questo argomento. In primis noi corridori, con le squadre e le federazioni nazionali ed internazionali…
Intanto l’Uci ha annunciato che l’incidente di cui è rimasto vittima Francisco Ventoso sarà studiato attentamente per capire quale sia stata la dinamica.