Matteo Scalco: “Al mio ultimo Giro Next Gen con fiducia e un gran team”

Siamo ormai prossimi al Giro Next Gen, in partenza domenica da Reggio Calabria. Ci sarà anche Matteo Scalco, dell’XDS Astana Development Team, alla sua quarta partecipazione in carriera: un veterano, verrebbe da dire, anche se in realtà è poco più che ventenne. Dopo il ritiro in Austria, ha speso gli ultimi giorni a casa nella sua Sandrigo, con la tranquillità ma anche la consapevolezza di poter fare qualcosa di importante in questa sua ultima partecipazione, da under 23, al Giro.

Come stai passando questi ultimi giorni prima di un appuntamento così importante?

“Sono sceso martedì dall’altura. Mercoledì ho fatto un paio d’ore in bici insieme agli amici con una bella sosta granita. Giovedì mattina qualche ora spingendo un po’ di più sulle salite e, nel pomeriggio, ho preparato le valigie. Infine, venerdì (oggi, ndr) prenderò l’aereo da Venezia verso le 11.”

Cosa rappresenta, per te, il Giro Next Gen? Lo consideri l’appuntamento dell’anno?

“È sicuramente uno degli obiettivi principali. Ci sarà anche l’Avenir che per la prima volta verrà corso a squadre e l’Astana ci tiene molto, ma da italiano correre il Giro ha sempre un valore speciale.”

Riguardando indietro alla tua stagione finora… Che bilancio trai da questa prima parte di 2026?

“Già alla prima gara, il Tour de la Provence, ero andato forte. Poi in Grecia, al Tour of Rhodes, vincendo in quel modo mi sono sbloccato: partire così dà molto morale. Tornato dalla Grecia mi sono ammalato, il periodo della Settimana Coppi e Bartali è stato abbastanza negativo. Infine, ho fatto un blocco intenso di gare con la squadra World Tour, in Cina e Turchia, dove sono arrivato un po’ stanco e provato, essendo stato in trasferta praticamente per un mese intero. In Turchia, nonostante tutto, la squadra mi ha dato carta bianca e il piazzamento a ridosso della top 10 mi ha dato ulteriore fiducia.”

Tu che hai già vissuto tre Giri Next Gen, come vedi il percorso di quest’anno?

“Il percorso è particolare perché le tappe di classifica sono tutte raggruppate verso la fine, mentre gli altri anni erano più distribuite durante la settimana. E poi c’è la crono, lunga e messa come ultima tappa: mi piace la crono alla fine, preferisco partire con una tappa in linea. A crono, se non hai la gamba giusta puoi perdere molto tempo, in una tappa normale magari riesci a gestire meglio una giornata no.”

Una cronometro di 22 km è rara da vedere tra gli under 23. La temi?

“Credo di non aver mai fatto una cronometro così lunga in carriera. Negli ultimi anni ammetto che avevo un po’ tralasciato questa specialità. Comunque, è una crono tecnica e c’è anche un po’ di salita, non è per specialisti puri, credo di poter dire la mia. Mi sarà sicuramente utile l’esperienza da junior alla Borgo Molina: come squadra ci tenevamo e curavamo molto la crono.”

Potrà essere decisiva? Credi che qualcuno potrà far saltare il banco all’ultimo?

“Penso proprio che arriveremo alla crono con la classifica già ben delineata…”

Tutti gli occhi saranno sicuramente su Finn, ma c’è qualche outsider che temi e credi possa fare bene?

“Oltre a Finn, ci sono anche Bravo della Soudal Quick-Step, Ramirez della UAE Gen Z e Van Kerckhove della Visma Lease a Bike. Direi di prestare molta attenzione a Matteo Vanhuffel, della Picnic PostNL: si parla troppo poco di lui, ma già lo scorso anno si era piazzato 8°, subito davanti a me. E quest’anno si è già messo in mostra in diverse occasioni.”

E infine, quali sono le tue ambizioni per questo quarto e ultimo Giro Next Gen?

“Andrò per la classifica generale, punto a fare qualcosa in più rispetto al 2025, magari il podio. La squadra crede in me e ci presentiamo con un team molto forte, in grado di competere su tutti i terreni.”

(Intervista a cura di Marco Adamo – FOTO: Sprintcycling)