DURANGO (SPAGNA) – Non ci sono dubbi: a livello tecnico ieri Marta Cavalli ha conquistato il suo maggior risultato di sempre della sua giovane carriera. Già in passato questa atleta classe 1998 ci aveva abituato ad autentiche sorprese come la vittoria del titolo italiano nel 2018 e l’avere conquistato il 2°posto nella classifica UCI World Tour riservata alle under 23 diventando così, a tutti gli effetti, l’atleta rivelazione dello scorso anno. Ma questa volta Marta è salita di livello (foto Twila Muzzi).

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Sì, perché il quinto posto alla Durango-Durango 2020, terza e ultima gara post Covid nei Paesi Baschi in Spagna, ha un valore tecnico superiore di qualsiasi altro risultato per almeno tre ragioni.
Innanzitutto per il livello delle atlete in gara, degno di una gara World Tour. A vincere è stata una mostruosa Annemiek Van Vleuten, quasi imbarazzante per la sua manifesta superiorità: 4 vittorie in 4 gare stagionali con ennesima fuga a scapito di Anna Van Der Breggen, seconda, e del duo composto da Elisa Longo Borghini e Clara Koppenburg.

Con il suo quinto posto Marta è stata in grado di mettersi alle spalle autentiche stelle come Marianne Vos, Ashleigh Moolman, Ellen Van Dijk, Amanda Spratt e Cecilie Uttrup Ludwig.

E – e questa è la seconda ragione dell’importanza di questo piazzamento – la vera difficoltà era andare così forte su un percorso duro con la doppia ascesa sui due versanti della salita di Goiuria Gaina negli ultimi 20 Km di gara.

Il terzo motivo per cui Marta Cavalli ha dimostrato di essere fortissima è che questo risultato è arrivato dopo l’aver corso una gara altrettanto dura tre giorni prima. Questo significa che anche la capacità di recupero di questa atleta sono molto importanti.

Marta, qualche giorno fa avevi dichiarato che vorresti puntare a vincere la maglia bianca al Giro d’Italia. Direi che le tue ambizioni sembrano corroborate dai fatti: quinto posto alla Durango-Durango e miglior giovane di giornata. Come è stata?

“Siamo partite forte con ritmo alto nei primi 80 Km con percorso vallonato. Le mie compagne di squadra sono state brave ad inserirsi nei tentativi di fuga per tenere la corsa sotto controllo. Poi al km 90 abbiamo affrontato la prima salita. Ilaria Sanguineti ha fatto un bel lavoro e mi ha aiutato a portarmi davanti per prendere la salita nelle prime posizioni”.




Come è stata la prima salita?

“Non c’è stato un vero e proprio attacco, c’è stata una selezione progressiva e sono riuscita a rimanere nelle venti di testa. È sulla seconda salita che le cose sono state diversamente. La pendenza era anche al 15%: è lì che Annemiek ha attaccato e se n’è andata. Sulla seconda salita ho perso contatto dalle prime dieci e ho preferito pedalare con il mio passo”.

Quindi sei rientrata nella discesa conclusiva?

“Sì, in cima alla salita il mio d.s. Davide Arzeni mi ha incitato in radio e in discesa sono riuscita a recuperare. Nei giorni scorsi abbiamo provato e riprovato questa discesa con Enrico Campolunghi e, prendendo i giusti rischi, sono riuscita a rientrare proprio all’ultimo chilometro”.

E la volata come è stata?

“La strada era stretta e sono riuscita fortunatamente a prendere le prime posizioni. In questo modo le altre hanno fatto fatica a recuperare. La Moolman ha provato ad affiancarmi negli ultimi metri, ma sono riuscita a vincere lo sprint di gruppo con il colpo di reni”.

Immagino quanto potessi essere felice in quel momento…

“Sì, sono contenta, ma so che devo lavorare ancora tanto. Questo risultato però mi rende felice e mi incoraggia per il resto della stagione”.