MONTICHIARI (BS) – In auto verso Firenze, dove ieri al Velodromo “Enzo Sacchi” erano in programma i Campionati Toscani dell’Inseguimento per le categorie Juniores maschile e femminile. Tra le prime gare a disputarsi in questo disgraziato 2020. Ma proprio queste gare e i suoi giovani protagonisti sono uno spiraglio di luce, un segnale di ripresa e di ritorno alla normalità.

Abbiamo raggiunto telefonicamente durante il viaggio il CT azzurro della pista Marco Villa che in queste ultime settimane con una serie di allenamenti individuali ha coinvolto numerosi atleti e squadre della categoria Juniores, per valutare il movimento e per dare nuovi stimoli e prospettive a questi ragazzi che hanno vissuto dei mesi non facili (foto Photobicicailotto).

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Per quanto l’avvento della pandemia sia stato qualcosa di drammatico e che ha sconquassato anche l’abituale svolgimento della stagione agonistica, Marco Villa trova i lati positivi del momento: “Dal mio punto di vista posso dire che questa situazione mi ha permesso di vedere in pista finora 110 ragazzi della categoria Juniores. Li ho visti allenarsi e mi sono fatto un po’ un’idea più approfondita della categoria, cosa che negli ultimi anni avevo un po’ perso di vista in prima persona anche a causa della chiusura prolungata del Velodromo di Montichiari”.

“I ragazzi hanno una gran voglia di tornare a correre”, ammette Villa. “Per ora ci si allena e iniziano le prime gare nei velodromi italiani. Sarà un po’ più complicato correre gli appuntamenti internazionali come Europei e Mondiali che sono stati rinviati, ma spero che i ragazzi possano presto tornare a fare un’attività completa”.

La pista è stata fondamentale in questo momento di ripartenza per il ciclismo. “Ho avuto modo di conoscere un po’ di più i ragazzi e ho cercato di fargli capire che questi due messi passati ad allenarsi in pista potranno tornare utili anche per l’attività su strada. Certi lavori che abbiamo fatto anche sulla resistenza e la velocità possono essere costruttivi anche per il loro futuro. Ho cercato di far passare questo messaggio che è un po’ lo stesso lavoro che negli anni scorsi siamo riusciti a fare con i vari Viviani, Scartezzini, Bertazzo, Consonni, Ganna. Vogliamo costruire una nuova generazione di atleti che sappiano alternare con successo strada e pista. Mi piace lavorare con i giovani e pensare anche al loro futuro”, sottolinea il CT Villa.

Nonostante il lungo stop forzato, la condizione dei ragazzi è apparsa buona, come confermano le parole del Commissario Tecnico: “Ho trovato degli atleti molto validi, sia per quanto riguarda i ragazzi del secondo anno che quelli del primo anno. Senza dubbio abbiamo una bella generazione. Anche dal punto di vista fisico abbiamo degli elementi molto interessanti e già pronti a spingere certi rapporti. Sicuramente sono più forti che agili, ma per migliorare l’agilità c’è il tempo per lavorarci”.




Parlando di pista non si può non parlare di Olimpiadi, di Tokyo 2020, e quindi di rinvio al 2021 con i pro e i contro del caso. “Potrei iniziare col dire che peccato che quest’anno non ci siano le Olimpiadi perché avevamo dimostrato col quartetto di aver lavorato bene e di poter arrivare al massimo della nostra condizione. Lo avevamo dimostrato con i risultati agli ultimi Mondiali confermando quanto il nostro gruppo potesse fare qualcosa di importante. Ma non molliamo, teniamo duro un altro anno e ci faremo trovare pronti anche nel 2021”, afferma sicuro Villa.

Poi aggiunge: “Se penso, invece, a specialità come l’Omnium e la Madison, dico meglio che le Olimpiadi siano state spostate di un anno. Ai Mondiali abbiamo visto che Viviani non era al top, anche perché è stato particolarmente sfortunato negli appuntamenti che si era prefissato per la preparazione a cui poi si è aggiunta anche la vicenda Covid-19. Avremo tempo di vedere Viviani migliorare e anche a Consonni un anno in più di esperienza potrà essere utile”.

Il prossimo anno ci sarà anche la riforma della pista voluta dall’UCI che cambierà molte cose, ma il CT azzurro vede più aspetti positivi che negativi. “Sicuramente andiamo incontro ad un cambiamento di abitudini. Eravamo abituati ad avere il Mondiale a marzo, una data che avvantaggiava australiani e sudamericani che arrivavano alla fine della loro stagione, mentre per noi era l’inizio. Avevamo trovato le contromosse per essere a nostra volta competitivi e prepararci bene per quell’appuntamento. Ora cambia tutto, il Mondiale sarà ad ottobre e a mio modo di vedere questo non ci sfavorisce, anzi, noi ad ottobre due anni fa abbiamo vinto un Europeo e quindi questo periodo dell’anno potrebbe anche favorirci. È logico che bisognerà continuare a lavorare come abbiamo fatto fino ad ora, senza sacrificare la stagione su strada, con allenamenti sistematici e programmati che permettano ai nostri atleti di portare avanti sia l’attività in pista che quella su strada”.

(Servizio a cura di Giorgio Torre)