L'emergenza non è finita. Aiuta anche tu l'ospedale di Bergamo nella lotta contro il coronavirus con una donazione.
Un piccolo gesto che fa una grande differenza IBAN IT52Z0569611100000012000X95 (Link per dettagli)

L’idea di andare a Costa Imagna e Valcava partendo alle 11.30 di uno dei giorni più caldi dell’anno, mercoledì scorso, è stata obbligata. In origine avrei dovuto muovermi alle 8, andare a Valtorta e tornare a casa prima di mezzogiorno. Ma poi sono intervenuti problemi familiari e così ho dovuto accorciare il percorso e, soprattutto, ritardare la partenza. D’altro canto con la sfida che incombe con i miei amici Pesenti, quella al Croce Domini, bisogna darsi da fare.

Lunedì sono andato in Presolana, oggi sarà la volta di Valcava via Bedulita, salita impegnativa, ma pedalabile. Arrivo verso Capizzone bassa, tolgo il casco, apro la maglietta, sorseggio l’ultimo goccio del mezzo litro della borraccia e la inverto con quella posteriore, ancora piena. Attacco la salita con il cinquantadue per ventuno, ma le gambe sono stanche per via della della Presolana di quarantotto ore prima, tutta da solo, andata e ritorno, quasi sempre vento contro.

Arrivo a Capizzone alta, supero la torre medievale, il sole batte perché ormai e mezzogiorno e un quarto. Però è come se le gambe si sciogliessero, man mano che pedalo, il rapporto rimane costante. Arrivo ai seicento metri di Bedulita, spero di trovare tratti di bosco e in effetti nonostante il sole a picco (siamo al solstizio d’estate) qualche chilometro ombreggiato lo trovo: fatta in altri momenti, questa è una salita ombrosa. Dopo poco più di dieci chilometri eccomi al bivio, a sinistra si va alla Roncola, a destra a Costa Imagna, ecco il gran premio della montagna con l’albergo.

Tempo totale da Capizzone: quarantuno minuti e quindici secondi. Non ho mai cambiato rapporto e il tempo è decente. La strada spiana, ecco le case di Costa, un bel paese, ci sono edifici eleganti, dell’inizio del Novecento, quando qui la villeggiatura era roba da ricchi. Adesso non c’è in giro nessuno, è vero che ormai è quasi l’una, però in tutta la salita, da Bedulita in poi, ho visto passare una sola automobile. Anche la seconda borraccia è vuota, il caldo è stato micidiale. Adesso, qui a Costa, all’ombra c’è un bel venticello.

Vedo un bar con fuori i tavolini rossi e gli ombrelloni della Coca Cola, accanto ci sono due campi di bocce ben tenuti. Mi chiedo se sarà aperto. Fermo la bici, salgo i due gradini che portano al patio rialzato, apro la porta, entro. Ci sono due persone, una dietro il bancone. Chiedo una Coca Cola non fredda.

Facciamo due parole, dico della bellezza di questi luoghi, lui mi dice: “Ma a volte ci si stanca di non vedere nessuno. Preferirei essere alla periferia di Milano e avere il bar pieno”. Bevo la Coca Cola, gli chiedo per favore di riempirmi d’acqua la borraccia. Lui lo fa con gentilezza. Fanno due euro, io ho solo il cinquanta, lui non ha da cambiare, ma non si scompone: “Guardi, pagherà la prossima volta che passa”. Io lo ringrazio di cuore. Ripasserò non so quando, ma presto.

Ed esco, pedalo per pochi metri, giro a sinistra e prendo per Valcava, sono cinque chilometri di salita pedalabile, poco più di trecento metri di dislivello, una strada ampia, abbastanza ombrosa, dove non passa nessuno. Salgo in venti minuti precisi fino ai 1340 metri del passo; lassù ci sono due ciclisti che guardano la pianura, mi chiedono se si può scendere dalla parte opposta: certo, si va giù in Val San Martino, ma occhio ai freni! la discesa è ben ripida…

Io torno a Costa, piloto la bici giù verso Valsecca e S. Omobono, ritorno nel caldone, folate di vento rovente risalgono la valle, vogliono regalarmi un altro impegno. L’acqua è finita, dovrei mangiare perché ho preso solo una barretta e ho una gran fame. A un certo punto, giù al ponte di Almenno, sul Brembo, mi viene il dubbio di rischiare il collasso. Troppo caldo. Regolo il respiro, pedalo con tranquillità e alle due e mezza entro in casa.

Una doccia sospirata!

Paolo Aresi

Paolo Aresi

Paolo Aresi – giornalista e scrittore.
Dal 2015 cura la rubrica “#AMOLABICI, le Cicloctorie di Paolo Aresi” sul sito www.bicitv.it.
Il ciclismo è una sua grande passione, ha trascorso l’infanzia tifando Felice Gimondi.
Pedala con una certa energia, ma il poco tempo a disposizione lo penalizza.

L'emergenza non è finita. Aiuta anche tu il comune di Nembro (uno dei paesi più colpiti dal coronavirus) con una donazione.
Un piccolo gesto che fa una grande differenza IBAN IT31D0569653070000020001X01 (Link per dettagli)