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Mi mancava una manciata di chilometri, una sessantina, per arrivare ai duemila percorsi nel 2016. Così una mattina appena dopo Natale sono uscito, quel giorno in cui è arrivato quel caldo incredibile, la temperatura è schizzata a sedici, diciassette gradi… ma come al solito non ho potuto fare quello che pensavo e le due ore programmate sono diventate un’ora e dieci minuti. Da casa a Cisano e ritorno.

Ma si stava gran bene, il cielo era così azzurro, la temperatura stile fine di marzo o inizio di aprile… a un certo punto ho dovuto togliere i guanti e aprire un po’ la cerniera della maglia. Troppo caldo. Follie di questo clima. Ma, insomma, le sensazioni erano buone. Torno da Cisano e sulla salitella verso Pontida mi si è messo in scia un collega ciclista che dopo la basilica, in leggera discesa, mi ha superato con il rapportone, senza nemmeno salutare. Mi è spiaciuto! Anche perché erano i giorni di Natale… Insomma mi sono messo io in scia e ho pedalato per un paio di chilometri sui quaranta all’ora quando, causa un tombino, al collega ciclista è scesa la catena. Niente di grave.

Sono tornato a casa con trentaquattro chilometri percorsi, sono andato a segnarli sul quadernetto e mi sono accorto che ero arrivato esattamente a 1966 chilometri: con quei trentaquattro, nemmeno a farlo apposta, toccavo i duemila! E va bene così per questo anno non proprio facile, segnato da un intervento chirurgico abbastanza delicato al naso che mi ha fermato per due mesi. Ho saltato tutti gli appuntamenti: soprattutto la Gimondi, la sfida sociale del Team Pesenti su al Passo San Marco (preso da Morbegno). Ma ho partecipato alla Predore-Parzanica e alla cronometro Predore-Tavernola-Predore collezionando classifiche da retrocessione. Ma l’importante era partecipare!

51-sogno-pedalata-marsalaL’anno se ne è andato e scrivo in questo giorno dell’Epifania, in questo primo scorcio di 2017 segnato dal vento, un gran vento che si è alzato all’improvviso, dapprima un phon riscaldato dall’attrito lungo le pareti delle Alpi che poi ha mostrato il suo vero volto: un gran freddo. Ma il vento ha spazzato le polveri, pulito l’aria, lustrato le facciate dei palazzi, portato via le ultime foglie secche. Ha portato via il vecchio anno, ci ha detto che è iniziato un nuovo giro del pianeta intorno al Sole e che anche le nostre vite, come le ruote delle biciclette, possono cominciare un nuovo giro. E se sarà un percorso buono, bello, ricco di soddisfazioni in gran parte dipenderà da noi.

Io ho un sogno: una lunga pedalata, dal Brennero a Marsala. Fatta con calma, assaporata fino in fondo, lungo questa nostra meravigliosa Italia. L’altra Italia, quella della provincia, della gente “normale”. Assaporarla fino in fondo, e poi raccontarla in un libro.

Vedremo!

In ogni caso, tanti auguri. Per un anno nuovo che ci faccia pedalare in tutti i sensi, sulla bicicletta e giù dalla bici, contenti di essere nel mondo.

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