Oggi pomeriggio vado a ritirare la mia nuova Bianchi. Dopo otto anni. Otto anni fa alla Bianchi di Treviglio compravo una bicicletta usata della squadra Barloworld, erano tempi non proprio splendidi per l’azienda che poi invece è riuscita a riprendersi con successo. Era un modello B4P, non il modello di punta. Ma essendo usata e molto scontata, potevo portarmela a casa.
Erano giorni di novembre, come questi, e alle elezioni per la Casa Bianca trionfava un outsider, un uomo che appariva fuori dagli schemi anche perché la sua pelle era scura, perché si trattava di un afroamericano. Barak Obama. Chi era questo avvocato di Chicago che aveva studiato a prezzo di grandi sacrifici di sua madre? Dove avrebbe portato un’America che veniva fuori dalla disastrosa stagione di Bush jr? Davvero avrebbe dato un futuro a milioni di barboni americani? Davvero avrebbe garantito l’assistenza sanitaria a milioni di persone che non potevano pagarsi l’assicurazione? Davvero avrebbe riportato l’America nel solco della civiltà?
Otto anni dopo vado a comprare la mia nuova Bianchi. Andrò questo pomeriggio, il cielo stamattina è grigio e pioviggina. E’ una Bianchi Sempre Pro, due anni fa la usavano i corridori della Androni Giocattoli. Usata e scontata, come sempre. Soltanto che oggi non andrò in fabbrica a Treviglio, ma nel negozio di Bergamo, sul Sentierone, dal mio amico Antogno. Lui si chiama Antogno, l’altro mio amico ciclista ha un nome del tutto simile, Antonio, Antonio Pesenti.
Antonio Pesenti tiene la Wilier, un altro marchio italiano dalla grande storia e la tentazione di tradire la Bianchi per una Wilier l’ho provata, soprattutto se avessi trovato una di quelle ramate, che era il colore tipico della marca triestina, come il celestino è il colore della Bianchi. Ma il tradimento è rinviato, la forza di attrazione di nomi come Fausto Coppi e Felice Gimondi è troppo forte.
Io non sono stato come loro, nemmeno lontanamente. Ma nella vita cerco di somigliare a loro, per la tenacia, per il desiderio di dare il meglio, sempre, di non tirarmi mai indietro. Anche quando capita di cadere, anche quando la corsa è in salita e tu sei in crisi e ti sembra di non farcela più a pedalare… ma resti vicino ai tuoi figli anche quando sono sgradevoli e spavaldi, e non vai a dormire perché c’è un articolo da terminare ed è l’una di notte e già ti sei addormentato per qualche secondo davanti al computer. Eccetera eccetera.
Otto anni dopo porterò a casa una nuova Bianchi e sogno di usarla per fare giri lunghi e belli e magari anche qualche sfida con gli amici, sperando di essere finalmente un po’ allenato.
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Otto anni dopo.
E siamo qui di nuovo a commentare i risultati americani e di nuovo vediamo affermarsi un improbabile, un outsider, uno che mai avremmo pensato di vedere alla Casa Bianca. Un uomo sgradevole, che tuttavia cerca di stare fuori dagli schemi di una realtà politica ed economica deludente.
Che cosa farà Donald Trump? Manderà in pezzi quel poco di buono che resta della grande America? O denuncerà e magari modificherà le ipocrisie della globalizzazione? Contribuirà allo sfacelo ambientale non riconoscendo il problema delle emissioni di anidride carbonica oppure si ricrederà e capirà che questo è forse il più grave problema del momento nel mondo?
Speriamo bene. E magari uniamoci a papa Francesco e diciamo una preghierina.