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Eccoci alla vigilia del grande ciclismo, del grande appuntamento. Ecco lo spot della Gazzetta che ho sentito in radio, che fa dei corridori dei titani che sfidano tutto, il  dolore e la fatica, ciclisti il cui sudore che gronda è meglio di qualsiasi profumo, le cui ferite sono altrettante medaglie… e via dicendo. Retorica. Con musiche roboanti o solenni. Un po’ come si fa da una decina di anni con il calcio. Ci siamo adeguati.
Ma noi non abbiamo bisogno della retorica, non abbiamo bisogno degli effetti speciali. Non abbiamo bisogno di stupire in maniera artificiosa e artificiale, innalzando i toni, spingendoli oltre la soglia della verità e della sobrietà. Perché nessun ciclista è felice di cadere. Nessun ciclista è contento di rompersi le costole o la clavicola o magari la testa.
Un corridore non è un pazzo, non è un masochista.
E non è nemmeno un eroe.
E’ uno che ci crede, che ha scelto nella sua vita di affrontare la fatica, di fregarsene del sudore e di accettare anche il pericolo di correre su gomme di sezioni striminzite che appena c’è un po’ di umidità diventano in effetti pericolose. E’ uno che ha accettato di mettercela tutta per compiere qualche cosa di importante per sé, ma anche per gli altri. A diversi livelli.
Non c’è differenza, da un certo punto di vista, fra il cicloturista che organizza la sfida con gli amici e il professionista che affronta il Giro d’Italia. Tutti e due andranno fino al limite delle loro possibilità, che ovviamente sono diverse, accetteranno il dolore e cercheranno di andare oltre per dare il meglio di se stessi.
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Quando la sera torni da una biciclettata dove hai dato tutto te stesso, sei felice. Non importa se hai vinto la sfida con gli amici o sei arrivato ventesimo o peggio. Quello che conta è che l’hai messa tutta.
Non è così?
Nel mio piccolo ho degli appuntamenti, ogni anno, dove devo impegnarmi al massimo per stare a galla. Quest’anno devo rinunciare al primo di questi appuntamenti: niente gran fondo Felice Gimondi. Sono stato operato, un vasto basalioma al naso. Colpa del sole, colpa mia che non ho mai messo protezioni, nemmeno su allo Stelvio. Mi hanno tolto una bella fetta di naso, poi l’hanno ricostruito prendendo la pelle da altre zone sempre del naso. Morale: mi hanno smontato e rimontato. Due ore di operazione. Fermo assoluto per tre settimane. Forse potrò pedalare di nuovo giusto verso il 10-15 maggio. La Gimondi è perduta!
E anche per la sfida al Passo di San Marco, in programma il 12 giugno con i miei amici del Team Pesenti, si mette male. Ma non importa. Cercherò di rifarmi più avanti. Se sapeste che voglia di prendere la bicicletta e uscire in questi giorni in cui il cielo è tornato limpido, il sole splende e la temperatura è salita! Che voglia di pedalare. Invece chiuso in casa, come in questo giovedì di vigilia del Giro.
A proposito, mi ha detto il mio amico Cristiano Gatti, noto giornalista: attenti a Chavez.
Vedremo.
Buone pedalate a tutti.

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