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	<title>#AMOLABICI Archivi - BICITV</title>
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	<description>Tutte le news sul ciclismo</description>
	<lastBuildDate>Sat, 17 Mar 2018 16:09:33 +0000</lastBuildDate>
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	<title>#AMOLABICI Archivi - BICITV</title>
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		<title>#AMOLABICI – Nibali si è tuffato come un gabbiano che plana verso il mare. Un orgoglio tutto italiano</title>
		<link>https://www.bicitv.it/2018/03/17/amolabici-nibali-si-e-tuffato-come-un-gabbiano-che-plana-verso-il-mare-un-orgoglio-tutto-italiano/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Mar 2018 16:09:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#AMOLABICI]]></category>
		<category><![CDATA[Featured Post]]></category>
		<category><![CDATA[milano-sanremo 2018]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Aresi]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo Nibali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nibali si è tuffato giù, verso il mare, nel sole della riviera, come un gabbiano che plana verso le onde. Il gabbiano a aperto le ali e alzato le braccia al cielo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bicitv.it/2018/03/17/amolabici-nibali-si-e-tuffato-come-un-gabbiano-che-plana-verso-il-mare-un-orgoglio-tutto-italiano/">#AMOLABICI – Nibali si è tuffato come un gabbiano che plana verso il mare. Un orgoglio tutto italiano</a> proviene da <a href="https://www.bicitv.it">BICITV</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono delle volte in cui ci sentiamo orgogliosi di essere italiani. Oggi pomeriggio, per esempio, quando abbiamo visto quella maglia rossa e blu prendere il largo sul Poggio, l’ultima salita della corsa, della mitica <strong><em>Milano-Sanremo</em></strong>, dopo 290 chilometri di gara. Abbiamo visto la maglia rossa e blu di <strong>Vincenzo Nibali</strong> sfrecciare, attaccare dove nessuno poteva aspettarselo, a metà della salita, una salita certo non adatta a lui, eppure Vincenzo ci ha creduto.</p>
<p>Aspettavamo a quel punto <strong>Sagan</strong>, aspettavamo <strong>Kwiatowski</strong>. Invece abbiamo visto partire un corridore non proprio famoso e Nibali dietro, a fare da stopper per dare una mano a <strong>Colbrelli</strong>. Era il tratto pianeggiante del Poggio quando Nibali si è trovato improvvisamene quindici secondi avanti al gruppo e in quel momento il Poggio si è impennato e allora Vincenzo ha pensato che forse quello era il suo momento e si è messo davanti, ha accelerato progressivamente, il suo compagno di viaggio ha mollato, Vincenzo si è trovato da solo, con la lingua fuori, i denti che la mordevano, senza mai girarsi. <strong>E poi si è tuffato giù, verso il mare, nel sole della riviera, come un gabbiano che plana verso le onde.</strong> Dodici secondi di vantaggio difesi con le unghie e con i denti, piegato sul manubrio, fino a quel viale Roma mitico, l’arrivo, con il gruppo dietro, che sembravano tanti cani mastini a caccia della volpe.</p>
<p>Ma la volpe ha vinto, il gabbiano ha aperto le ali, e alzato le braccia al cielo.</p>
<p>Un’onda di emozione lo ha seguito, lo ha accompagnato, ha accarezzato tutto il pubblico di Sanremo e quello lontano, davanti al televisore, in auto con la radio accesa, davanti al computer, in streaming.</p>
<p>Vincenzo Nibali ci ha fatto battere il cuore, ha reso onore al ciclismo e all’Italia. Ancora una volta. Ed è stato bello vedere, oltre il traguardo,<strong> sua moglie e sua figlia Emma</strong> che lo aspettavano.&nbsp;È stato un ribadire le cose che più contano nella vita.</p>
<p>E poi c’è stata la premiazione: è successo qualche cosa che è sempre più raro vedere. Quando è partito l’inno nazionale, tutto il pubblico gli è andato dietro e, accanto al suono degli strumenti, dalla televisione è venuta fuori la voce della gente, <strong>la voce del popolo che cantava “Fratelli d’Italia”</strong> e l’emozione era negli occhi della gente, in qualche caso si faceva lacrime, in qualche altro sorriso, in altri ancora lo sguardo era fisso, a guardare Vincenzo sul podio e forse anche oltre il volto di Vincenzo.</p>
<p>Fissavano un sogno, la volontà di essere in alto, <strong>di volere essere un’Italia fondata davvero sul lavoro duro</strong>, sulla fatica, ma che grazie alla fatica e alle capacità può tornare a essere qualche cosa di buono, una luce per il mondo. Un’Italia che non sia più quella dei troppi furbastri e opportunisti, dei dopati e degli imbroglioni. Un’Italia che ci mette l’anima, che affronta la sofferenza e la sconfigge, un’Italia che davvero può vincere ed essere felice di se stessa. Come Vincenzo Nibali, grande siciliano. Grande italiano.</p>
<p>—</p>
<div id="attachment_434" class="wp-caption alignleft">
<p><img decoding="async" class="wp-image-434 size-thumbnail" src="https://bicitv.it/wp-content/uploads/2016/01/paolo-aresi-2-150x150.jpg" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" srcset="https://bicitv.it/wp-content/uploads/2016/01/paolo-aresi-2-150x150.jpg 150w, https://bicitv.it/wp-content/uploads/2016/01/paolo-aresi-2-200x200.jpg 200w, https://bicitv.it/wp-content/uploads/2016/01/paolo-aresi-2-400x400.jpg 400w" alt="Paolo Aresi" width="150" height="150"></p>
<p class="wp-caption-text">Paolo Aresi</p>
</div>
<p><strong><em>Paolo Aresi&nbsp;</em></strong>–&nbsp;<em>giornalista e scrittore.</em><br />
<em>Dal 2015 cura la rubrica “#AMOLABICI, le Cicloctorie di Paolo Aresi” sul sito www.bicitv.it.</em><br />
<em>Il ciclismo è una sua grande passione, ha trascorso l’infanzia tifando Felice Gimondi.</em><br />
<em>Pedala con una certa energia, ma il poco tempo a disposizione lo penalizza.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bicitv.it/2018/03/17/amolabici-nibali-si-e-tuffato-come-un-gabbiano-che-plana-verso-il-mare-un-orgoglio-tutto-italiano/">#AMOLABICI – Nibali si è tuffato come un gabbiano che plana verso il mare. Un orgoglio tutto italiano</a> proviene da <a href="https://www.bicitv.it">BICITV</a>.</p>
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		<title>#AMOLABICI &#8211; La bella faccia di Tiesj Benoot che ci riconcilia col ciclismo</title>
		<link>https://www.bicitv.it/2018/03/10/amolabici-la-bella-faccia-di-tiesj-benoot-che-ci-riconcilia-col-ciclismo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Mar 2018 13:43:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#AMOLABICI]]></category>
		<category><![CDATA[Featured Post]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Aresi]]></category>
		<category><![CDATA[Tiesj Benoot]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Poi vedi la faccia di Tiesj Benoot e ti riconcili con il ciclismo, ti viene naturale un’ammirazione forte, un senso di rispetto. E vedi Wout Van Aert in quell’ultimo strappo ormai in città, a Siena, che non ce la fa più.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bicitv.it/2018/03/10/amolabici-la-bella-faccia-di-tiesj-benoot-che-ci-riconcilia-col-ciclismo/">#AMOLABICI &#8211; La bella faccia di Tiesj Benoot che ci riconcilia col ciclismo</a> proviene da <a href="https://www.bicitv.it">BICITV</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Poi vedi la faccia di <strong>Tiesj Benoot</strong> e ti riconcili con il ciclismo, ti viene naturale un’ammirazione forte, un senso di rispetto. E vedi <strong>Wout Van Aert</strong> in quell’ultimo strappo ormai in città, a Siena, che non ce la fa più, ma proprio più, e lo vedi quasi cadere sul lastricato, scendere dalla bicicletta, la faccia nera di fango, gli occhi che guardano scavati dalla fatica. E intorno la gente che incita, che gli dice di non mollare… e Wout cerca di risalire in sella, ma ha la mente annebbiata da quella fatica terribile, e sbaglia, finisce sulla ruota posteriore e in te che guardi il senso di ammirazione e di compassione convivono, bruciano.</p>
<p>Compassione nel senso più vero, più nobile, <strong>nel senso di provare la stessa passione, la stessa sofferenza</strong>. Non sarà mai la stessa certo, perché tu sei sul divano e non sei là fuori dopo duecento chilometri di corsa durissima, nella pioggia, nel freddo e nel fango. Ma magari qualcosa del genere lo hai vissuto e allora puoi capire quello che sta succedendo. Puoi davvero com-patire.</p>
<p><strong>Benoot arriva sporco e brutto eppure bellissimo in Piazza del Campo</strong>, in mezzo a una folla che se ne é fregata della pioggia e del freddo ed è lì, come se ci fosse il Palio, ad acclamare i corridori, questo Benoot quasi sconosciuto, che è alla sua prima vittoria da professionista; <a href="https://bicitv.it/il-belga-tiesj-benoot-si-regala-una-giornata-magica-ed-eroica-alla-strade-bianche/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">è volato via come un falco, nell’ultimo tratto di strade bianche</a>, ormai strade di fango, lasciando i suoi compagni Van Aert, campione del mondo di ciclocross e Bardet. <strong>Peter Sagan</strong> ha resistito, ma alla fine ha mollato (ottavo al traguardo). Il nostro <strong>Visconti</strong> al quinto posto, grande prestazione. <strong>Roman Bardet</strong>, secondo, è stato grandissimo.</p>
<p><strong>È&nbsp;la meraviglia dello sport, del ciclismo.</strong> E in questi giorni si corre la<em><strong> Tirreno-Adriatico</strong></em>, corsa di primavera, antipasto della Milano-Sanremo, il ciclismo che entra nel vivo, corsa simbolo, ormai da decenni. Corsa appassionante, capace di offrire giornate di sole limpido, e tappe che devono affrontare la neve.&nbsp;È la sua bellezza. Oggi, sabato, è in programma la tappa probabilmente decisiva, la Foligno-Sassotetto, a 1332 metri, con nove chilometri di salita molto impegnativa.</p>
<p>Ieri, venerdì, la tappa è stata impegnativa, ma si è risolta con una serie di scaramucce: <a href="https://bicitv.it/tirreno-adriatico-primoz-roglic-anticipa-tutti-a-trevi-geraint-thomas-nuovo-leader/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ha vinto Roglic,</a> ma in testa alla classifica ci sono <strong>Geraint Thomas</strong>, <strong>Greg Avermaet</strong> e <strong>Chris Froome</strong>, candidati alla vittoria finale. Qualcuno potrà impensierirli? Il nostro Vincenzo è tra i favoriti, Thomas va forte, Froome non è al top, anche perché durante l’inverno pare si sia sottoposto a carichi di lavoro molto forti in preparazione del probabile doppio impegno Giro-Tour. Ma un colpo potrebbe batterlo anche <strong>Fabio Aru</strong>. E se invece saltasse fuori il leone delle Strade Bianche, Tiesj Benoot? Stiamo a vedere. La notizia principale è che comunque siamo entrati in pieno nella stagione del grande ciclismo! E che anche noi amatori e cicloturisti ormai abbiamo cominciato a pedalare.</p>
<p>Quindi: buone pedalate a tutti.</p>
<p>—</p>
<div id="attachment_434" class="wp-caption alignleft">
<p><img decoding="async" class="wp-image-434 size-thumbnail" src="https://bicitv.it/wp-content/uploads/2016/01/paolo-aresi-2-150x150.jpg" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" srcset="https://bicitv.it/wp-content/uploads/2016/01/paolo-aresi-2-150x150.jpg 150w, https://bicitv.it/wp-content/uploads/2016/01/paolo-aresi-2-200x200.jpg 200w, https://bicitv.it/wp-content/uploads/2016/01/paolo-aresi-2-400x400.jpg 400w" alt="Paolo Aresi" width="150" height="150"></p>
<p class="wp-caption-text">Paolo Aresi</p>
</div>
<p><strong><em>Paolo Aresi&nbsp;</em></strong>–&nbsp;<em>giornalista e scrittore.</em><br />
<em>Dal 2015 cura la rubrica “#AMOLABICI, le Cicloctorie di Paolo Aresi” sul sito www.bicitv.it.</em><br />
<em>Il ciclismo è una sua grande passione, ha trascorso l’infanzia tifando Felice Gimondi.</em><br />
<em>Pedala con una certa energia, ma il poco tempo a disposizione lo penalizza.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bicitv.it/2018/03/10/amolabici-la-bella-faccia-di-tiesj-benoot-che-ci-riconcilia-col-ciclismo/">#AMOLABICI &#8211; La bella faccia di Tiesj Benoot che ci riconcilia col ciclismo</a> proviene da <a href="https://www.bicitv.it">BICITV</a>.</p>
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		<item>
		<title>#AMOLABICI – Le corse nel deserto e le bordate di Sir Wiggins al Team Sky</title>
		<link>https://www.bicitv.it/2018/02/23/amolabici-le-corse-nel-deserto-e-le-bordate-di-sir-wiggins-al-team-sky/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Feb 2018 20:56:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#AMOLABICI]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Aresi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli arabi hanno scoperto il ciclismo e nel nostro sport portano i dollari del loro petrolio, ma anche una ventata di entusiasmo. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bicitv.it/2018/02/23/amolabici-le-corse-nel-deserto-e-le-bordate-di-sir-wiggins-al-team-sky/">#AMOLABICI – Le corse nel deserto e le bordate di Sir Wiggins al Team Sky</a> proviene da <a href="https://www.bicitv.it">BICITV</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli arabi hanno scoperto il ciclismo e nel nostro sport portano i dollari del loro petrolio, ma anche una ventata di entusiasmo. Adesso si sta correndo il Giro degli Emirati, con <strong>Fabio Aru</strong> che è tornato in pista dopo che <strong>Nibali</strong> si è fatto vedere al Giro dell’Oman. Siamo sempre da quelle parti, giù, nel deserto, in un mondo che conosciamo così poco. <strong>Mondo islamico e arabo</strong>, maschilista, per certi versi avanzatissimo e per altri vicino al medioevo. Almeno in apparenza.</p>
<p>Trent’anni fa, parlare di “Tour dell’Oman” sarebbe stata una barzelletta. Ma è bello quello che sta succedendo, splendido vedere che il ciclismo apre i suoi orizzonti e va a scalare la montagna dell’Oman che è il loro Mortirolo, dove Nibali prende un minuto e mezzo dal vincitore e si arrabbia. Ma il Giro è ancora lontano e il Tour lo è ancora di più… e i grandi obiettivi della stagione sono questi. Anche se manca poco a un’altra corsa gloriosa, la <em>Tirreno-Adriatico</em> che, a sua volta, apre le porte alla <em>Milano-Sanremo</em>.</p>
<p>Ma l’arrivo in forze degli arabi (che hanno affidato a Beppe Saronni la loro UAE-Emirates, per la quale corre Fabio Aru, in cerca di rivincite dopo un 2017 non brillante) oltre a dollari ed entusiasmo, porterà anche un senso etico più profondo? Speriamo. Dopo il trauma della vicenda toscana, della squadra di giovani che faceva sistematicamente uso del doping, le parole di <strong>Brad Wiggins</strong>, vincitore del Tour 2012, non danno sicurezza.</p>
<p>Wiggins ha parlato a dei ragazzi della sua squadra di dilettanti inglesi, nel cuore di Londra. E li ha messi in guardia, ha dato a loro un consiglio: <strong>ha detto loro di non andare a Sky</strong>, qualora potessero diventare professionisti, di scegliere altre squadre. Ha parlato come se nel mondo del ciclismo ci fossero due anime, una sinceramente pulita, eticamente a posto, e un’altra invece nera, che per vincere accetta compromessi e soluzioni illecite. Wiggins ha fatto parte del team Sky e proprio con loro ha vinto il Tour 2012.</p>
<p>Ora si è dato al canottaggio e punta ai Giochi Olimpici del 2020. Ha detto il campione inglese: <em>“Noi vogliamo essere una squadra che si relazioni con il pubblico, non ci vogliamo nascondere in un grosso bus nero davanti a degli schermi… Non mi disamorerò mai del ciclismo, ma questo sport oggi è molto diverso rispetto a quello che mi aveva fatto innamorare. Si discute tutto il tempo di potenza e di body attillati, ma io vorrei tornare indietro ai tempi in cui Bernard Hinault si cambiava nel retro di una macchina”.</em></p>
<p>Già. Nostalgia per <strong>un ciclismo che appassionava, affascinava, entusiasmava con la sua semplicità.</strong> Hinault. Gimondi. Merckx. Anquetil. Non è una contraddizione affermare che il ciclismo per andare avanti ha bisogno di tornare indietro. In questo, Wiggins ha ragione. Sarà possibile?</p>
<p>Intanto godiamoci queste battaglie nel deserto, godiamoci i ventagli contro il vento che soffia dal Mar Rosso piuttosto che dalla Cappadocia, seguiamo Fabio Aru con la sua squadra, con Elia Viviani che piazza i suoi sprint vincenti.</p>
<p>Adesso arriva sull’Italia il grande freddo. Appena passa ricominciamo tutti a pedalare. Anch’io.</p>
<p>—</p>
<div id="attachment_434" class="wp-caption alignleft">
<p><img decoding="async" class="wp-image-434 size-thumbnail" src="https://bicitv.it/wp-content/uploads/2016/01/paolo-aresi-2-150x150.jpg" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" srcset="https://bicitv.it/wp-content/uploads/2016/01/paolo-aresi-2-150x150.jpg 150w, https://bicitv.it/wp-content/uploads/2016/01/paolo-aresi-2-200x200.jpg 200w, https://bicitv.it/wp-content/uploads/2016/01/paolo-aresi-2-400x400.jpg 400w" alt="Paolo Aresi" width="150" height="150"></p>
<p class="wp-caption-text">Paolo Aresi</p>
</div>
<p><strong><em>Paolo Aresi&nbsp;</em></strong>–&nbsp;<em>giornalista e scrittore.</em><br />
<em>Dal 2015 cura la rubrica “#AMOLABICI, le Cicloctorie di Paolo Aresi” sul sito www.bicitv.it.</em><br />
<em>Il ciclismo è una sua grande passione, ha trascorso l’infanzia tifando Felice Gimondi.</em><br />
<em>Pedala con una certa energia, ma il poco tempo a disposizione lo penalizza.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bicitv.it/2018/02/23/amolabici-le-corse-nel-deserto-e-le-bordate-di-sir-wiggins-al-team-sky/">#AMOLABICI – Le corse nel deserto e le bordate di Sir Wiggins al Team Sky</a> proviene da <a href="https://www.bicitv.it">BICITV</a>.</p>
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		<item>
		<title>#AMOLABICI &#8211; Dopo i fatti di Lucca, dobbiamo proteggere la bellezza e l&#8217;onestà del ciclismo</title>
		<link>https://www.bicitv.it/2018/02/11/amolabici-dopo-i-fatti-di-lucca-dobbiamo-proteggere-la-bellezza-e-lonesta-del-ciclismo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Feb 2018 21:48:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#AMOLABICI]]></category>
		<category><![CDATA[antidoping]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per proteggere la bellezza e l’onestà del ciclismo bisogna diventare spietati e pretendere controlli draconiani, che non si lasci passare niente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bicitv.it/2018/02/11/amolabici-dopo-i-fatti-di-lucca-dobbiamo-proteggere-la-bellezza-e-lonesta-del-ciclismo/">#AMOLABICI &#8211; Dopo i fatti di Lucca, dobbiamo proteggere la bellezza e l&#8217;onestà del ciclismo</a> proviene da <a href="https://www.bicitv.it">BICITV</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://bicitv.it/doping-arrestati-dirigenti-dellaltopack-farmaci-nascosti-nel-frigo-video-della-perquisizione/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Quello che è successo in Toscana</a> mi ha lasciato senza parole, è stato come un pugno nello stomaco che spezza il respiro. Quello che gli inquirenti hanno scoperto mi ha fatto pensare a una <strong>casa degli orrori</strong>: la villetta dove i ragazzi venivano portati e imbottiti di eritoproietina, epo, ma anche venivano trattati con particolari ormoni. La morte di un ragazzo di ventun anni, un padre e una madre che istigano all’uso di queste sostanze.</p>
<p><strong>Per vincere?</strong></p>
<p>E i dubbi saltano fuori di nuovo, come fantasmi, e fanno paura. Era solo quella squadra che faceva uso di queste sostanze?&nbsp;È un caso isolato, una distorsione, una perversione di poche persone in grado di plagiare dei ragazzi? Oppure… no, non voglio nemmeno pensare a questo oppure. Non voglio pensare che altri possano arrivare a fare queste cose. Però l’inchiesta toscana pone un’altra questione, correlata: la necessità che <strong>i controlli diventino più serrati e sistematici</strong>, anche nelle categorie under ed élite, non solo tra i professionisti.</p>
<p>E poi ci sarebbe <strong>il capitolo amatori</strong>, ma francamente questo mi fa un po’ ridere. Nel senso che se un quarantenne vuole farsi del male per scalare una manciata di posizioni in una gran fondo o in una gara Udace… be’, sono fatti suoi, sono problemi suoi. Problemi di testa. Che però poi, è vero, si ripercuotono su tutti nel momento in cui queste sostanze danneggiano la sua salute; allora viene coinvolta la famiglia, il servizio sanitario nazionale… altri problemi.</p>
<p>Certo che la <strong>vicenda di Rumsas e della sua squadra</strong> è di quelle che lasciano il segno sull’opinione pubblica, una vicenda che fa molto male al nostro sport che a ogni scandalo cerca di rialzarsi e poi viene sistematicamente mandato al tappeto da qualche nuovo episodio. Quest’ultimo è di gravità particolare perché fa pensare all’opinione pubblica che il marcio non riguardi soltanto quel po’ di presunti campioni che lottano fra i professionisti per gare di prestigio, ma che <strong>tutto il sistema sia marcio</strong>, anche a livello giovanile.</p>
<p><strong>E questo non è vero.</strong> Ho conosciuto direttamente il mondo del ciclismo giovanile e so quanta passione, quanta fatica, quanta onestà ci sono da parte di dirigenti e ragazzi. Per questa ragione, <strong>per proteggere la bellezza e l’onestà del ciclismo</strong> bisogna diventare spietati e pretendere controlli draconiani, che non si lasci passare niente, che si diventi intransigenti. Bisogna pretendere che i controlli vengano fatti puntualmente.</p>
<p>E <strong>non vale l’obiezione che riguarda i costi</strong>: bisogna affrontarli e basta. Altrimenti dovremo rassegnarci a vedere il nostro sport ripiegarsi sempre più su se stesso, diventare una piccola nicchia, fin quasi a scomparire, e restare una disciplina per amatori. Un po’ come la corsa campestre: c’è una marea di gente che fa jogging, ma quanti sono quelli che seguono e si appassionano alle gare, alle maratone di alto livello? Giusto soltanto quando ci sono le olimpiadi.</p>
<p>A me piacerebbe invece che il ciclismo rimanesse uno sport entusiasmante, <strong>una scuola di vita per i giovani</strong>, e una disciplina capace di trascinare i tifosi a immedesimarsi nei grandi campioni, capaci di diventare persino dei modelli, che arrivano ad avere un valore educativo. Lo dicevo a Felice Gimondi, l’ho incontrato nel suo ufficio pochi giorni fa, gli dicevo quanto valore abbia avuto per me il suo esempio, il suo comportamento quando io ero un bambino e seguivo ogni sua impresa, ogni sua sofferenza, ogni sua sconfitta.</p>
<p>—</p>
<div id="attachment_434" class="wp-caption alignleft">
<p><img decoding="async" class="wp-image-434 size-thumbnail" src="https://bicitv.it/wp-content/uploads/2016/01/paolo-aresi-2-150x150.jpg" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" srcset="https://bicitv.it/wp-content/uploads/2016/01/paolo-aresi-2-150x150.jpg 150w, https://bicitv.it/wp-content/uploads/2016/01/paolo-aresi-2-200x200.jpg 200w, https://bicitv.it/wp-content/uploads/2016/01/paolo-aresi-2-400x400.jpg 400w" alt="Paolo Aresi" width="150" height="150"></p>
<p class="wp-caption-text">Paolo Aresi</p>
</div>
<p><strong><em>Paolo Aresi&nbsp;</em></strong>–&nbsp;<em>giornalista e scrittore.</em><br />
<em>Dal 2015 cura la rubrica “#AMOLABICI, le Cicloctorie di Paolo Aresi” sul sito www.bicitv.it.</em><br />
<em>Il ciclismo è una sua grande passione, ha trascorso l’infanzia tifando Felice Gimondi.</em><br />
<em>Pedala con una certa energia, ma il poco tempo a disposizione lo penalizza.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bicitv.it/2018/02/11/amolabici-dopo-i-fatti-di-lucca-dobbiamo-proteggere-la-bellezza-e-lonesta-del-ciclismo/">#AMOLABICI &#8211; Dopo i fatti di Lucca, dobbiamo proteggere la bellezza e l&#8217;onestà del ciclismo</a> proviene da <a href="https://www.bicitv.it">BICITV</a>.</p>
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		<title>#AMOLABICI – L&#8217;incredibile storia di Bendoni: sopravvissuto alla Guerra, morto in allenamento</title>
		<link>https://www.bicitv.it/2018/01/20/amolabici-lincredibile-storia-di-bendoni-sopravvissuto-alla-guerra-morto-in-allenamento/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jan 2018 20:35:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#AMOLABICI]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Aresi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Meglio un ciclista felice che un prete triste. E così Vittorio Bendoni fece le sue prime corse appena prima di venire chiamato al fronte.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bicitv.it/2018/01/20/amolabici-lincredibile-storia-di-bendoni-sopravvissuto-alla-guerra-morto-in-allenamento/">#AMOLABICI – L&#8217;incredibile storia di Bendoni: sopravvissuto alla Guerra, morto in allenamento</a> proviene da <a href="https://www.bicitv.it">BICITV</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La guerra volgeva alla fine, ma il disastro di <strong>Caporetto</strong> costrinse a chiamare alle armi i “ragazzi del ’99” che, alla fine del 1917, avevano solamente diciotto anni. Fra questi c’erano anche dei ciclisti promettenti, uno di loro era <strong>Vittorio Bendoni</strong> di Comenduno, figlio di una famiglia piccolo borghese, benestante, i suoi erano proprietari di una tabaccheria e salumeria in paese. I genitori erano altresì molto religiosi, e dopo avere avviata al monastero la sorella, sognavano di vedere il loro Vittorio diventare prete, o frate.</p>
<p>Per questo lo spedirono alla Scuola Apostolica del Sacro Cuore, sopra l’abitato di Albino, sulla strada per Bondo Petello. Si racconta che il giovanissimo Vittorio durante la ricreazione si sfilasse la tonaca, l’appendesse a un ramo di albero e poi corresse giù, a rotta di collo, verso il paese; arrivato a casa saltava in sella alla sua bicicletta e scorrazzava per le vie. <strong>Era la sua vera vocazione</strong>.</p>
<p>I genitori dovettero arrendersi: <strong>meglio un ciclista felice che un prete triste</strong>. E così Vittorio fece le sue prime corse appena prima di venire chiamato al fronte. Veniva descritto come un tipo nervoso, magro. Anche aggressivo. E infatti le sue prime note biografiche raccontano che sulla tradotta militare che lo stava portando a Venezia, Vittorio litigò con un soldato francese che lo prendeva in giro e lo buttò giù dal vagone. A Venezia rispose malamente a due inglesi si burlavano dei soldati italiani per via di Caporetto, ne nacque un parapiglia: finì con i due inglesi che quasi annegavano in laguna.</p>
<p>Un tipetto, insomma.</p>
<p><strong>Ebbe la fortuna di tornare a casa dal fronte.</strong> Si mise subito a correre, vinse alcune gare provinciali e si classificò al secondo posto nella Bergamo-Monza-Merate vinta dal fuoriclasse bergamasco dell’epoca, <strong>Eugenio Bernasconi</strong>. Correva per i colori dell’Atalanta, ma poi si aggregò all’Ucb, l’Unione Ciclistica Bergamasca e quindi alla Ucam (Unione ciclo, auto, moto) di Milano, con l’impegno di usare una bicicletta da corsa marca “Monza”, fornita gratuitamente, ma da restituire “a fine stagione”.</p>
<p>Era previsto anche un rimborso spese di cinquanta lire. Bendoni si mise subito in luce, trascinò la sua squadra a superare la fase eliminatoria della Coppa Italia. Nel 1925 vinse una delle gare più importanti di allora, la Coppa Del Grande, quindi si impose nella Coppa Miozzi. Entrò nel giro dei professionisti, andò ad allenarsi sulla Riviera Ligure con Girardengo, Negrini, Bestetti.</p>
<p><strong>L’obiettivo era partecipare al Giro d’Italia di quel 1926</strong>. Tornò in Lombardia e vinse la prestigiosa Coppa Caldirola. Batté un velocista di valore come <strong>Michele Mara</strong>, che si distinse poi fra i professionisti vincendo allo sprint numerose gare. Tutto lasciava presagire un Giro d’Italia effervescente per Bendoni che si allenava in maniera coscienziosa.</p>
<p><strong>Ma la vita fa i suoi conti senza chiedere permesso a nessuno</strong>, nemmeno al diretto interessato. Così in un giorno, verso la fine di marzo di quel 1926, Bendoni si stava allenando sulla strada per Brescia, all’altezza del Cassinone, con il compagno Zaverio Nava. Procedeva sul rettilineo quando, improvvisamente, un camion spuntò da una strada laterale e lo investì. Una gamba rimase sotto la ruota del veicolo. La medicina era quello che era, non esistevano gli antibiotici. Il verdetto fu terribile: bisognava amputare l’arto. Bendoni rifiutò l’operazione, disse che il ciclismo era la sua vita, che non poteva perdere la gamba. A ventisei anni. I medici accettarono di aspettare per qualche giorno, per vedere come si mettevano le cose. Si misero malissimo: si sviluppò la setticemia, l’infezione contro la quale allora non esisteva alcuna arma. <strong>Il giovane ciclista morì il 31 marzo 1926</strong>, dieci giorni dopo avere vinto la Coppa Caldirola, a meno di due mesi dal Giro d’Italia.</p>
<p>Il suo compagno,<strong> Zaverio Nava</strong>, non si fece nulla. Vent’anni dopo, appena finita la Seconda Guerra Mondiale, Nava pedalava in fondo a un gruppo di veterani, al ritorno da una passeggiata, verso Cenate. Sopraggiunse un camioncino che non lo vide perché stava facendo buio: il ciclista venne travolto, morì sul colpo.</p>
<p>Storie lontane, eppure vicine. Storie che non si sono perdute grazie agli articoli dei cronisti di quel tempo, e grazie al lavoro di un grande giornalista, <strong>Aurelio Locati</strong>, che tante di quelle vicende ha raccolto nella sua grande opera “Cent’anni di sport a Bergamo”, apparsa a fine Anni Ottanta del Novecento.</p>
<p>La storia di Bendoni e Nava getta una luce impietosa sulla vita. Sì, questa è la vita. Ma questa è anche la maledizione degli autisti distratti, non abbastanza coscienziosi che ancora oggi, come un tempo, percorrono le nostre strade.</p>
<p>—</p>
<div id="attachment_434" class="wp-caption alignleft">
<p><img decoding="async" class="wp-image-434 size-thumbnail" src="https://bicitv.it/wp-content/uploads/2016/01/paolo-aresi-2-150x150.jpg" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" srcset="https://bicitv.it/wp-content/uploads/2016/01/paolo-aresi-2-150x150.jpg 150w, https://bicitv.it/wp-content/uploads/2016/01/paolo-aresi-2-200x200.jpg 200w, https://bicitv.it/wp-content/uploads/2016/01/paolo-aresi-2-400x400.jpg 400w" alt="Paolo Aresi" width="150" height="150"></p>
<p class="wp-caption-text">Paolo Aresi</p>
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<p><strong><em>Paolo Aresi&nbsp;</em></strong>–&nbsp;<em>giornalista e scrittore.</em><br />
<em>Dal 2015 cura la rubrica “#AMOLABICI, le Cicloctorie di Paolo Aresi” sul sito www.bicitv.it.</em><br />
<em>Il ciclismo è una sua grande passione, ha trascorso l’infanzia tifando Felice Gimondi.</em><br />
<em>Pedala con una certa energia, ma il poco tempo a disposizione lo penalizza.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bicitv.it/2018/01/20/amolabici-lincredibile-storia-di-bendoni-sopravvissuto-alla-guerra-morto-in-allenamento/">#AMOLABICI – L&#8217;incredibile storia di Bendoni: sopravvissuto alla Guerra, morto in allenamento</a> proviene da <a href="https://www.bicitv.it">BICITV</a>.</p>
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		<title>#AMOLABICI – Se vogliamo che i ragazzi tornino al ciclismo, dobbiamo garantire la sicurezza</title>
		<link>https://www.bicitv.it/2017/12/30/amolabici-se-vogliamo-che-i-ragazzi-tornino-al-ciclismo-dobbiamo-garantire-la-sicurezza/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Dec 2017 15:43:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#AMOLABICI]]></category>
		<category><![CDATA[Featured Post]]></category>
		<category><![CDATA[e-bike]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Aresi]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se vogliamo che il ciclismo giovanile rialzi la testa, che i ragazzi del nostro Paese ritornino a pedalare e a gareggiare, dobbiamo garantire la sicurezza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bicitv.it/2017/12/30/amolabici-se-vogliamo-che-i-ragazzi-tornino-al-ciclismo-dobbiamo-garantire-la-sicurezza/">#AMOLABICI – Se vogliamo che i ragazzi tornino al ciclismo, dobbiamo garantire la sicurezza</a> proviene da <a href="https://www.bicitv.it">BICITV</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Se vogliamo che <strong>il ciclismo giovanile rialzi la testa</strong>, che i ragazzi del nostro Paese ritornino a pedalare e a gareggiare, <strong>dobbiamo garantire la sicurezza</strong>. Le famiglie non spingono i ragazzi verso il ciclismo per paura: non paura della fatica e del sudore, ma paura delle automobili, del traffico indisciplinato. Chi va in bicicletta abitualmente lo sa: ogni giorno c’è un automobilista che esce da uno stop e ti taglia la strada, c’è un camion che ti supera a dieci centimetri che basta un tombino o una piccola buca nell’asfalto e sbandi e allora rischi davvero la vita. Ogni ciclista lo sa che c’è ogni giorno il tipo che ti supera e poi subito svolta a destra tagliandoti in pieno la strada. E non ti chiede nemmeno scusa. Anzi, magari gli urli di andare in quel posto &#8211; con ragione da vendere &#8211; ed è capace anche di reagire.</p>
<p>In questa povera Italia, esiste anche questo problema: <strong>la maleducazione alla guida che rende le strade insicure</strong>. Non basta che la maggior parte di chi va per strada sia una persona con la testa sulle spalle: bisogna fare in modo che quella minoranza di persone indisciplinate scompaia.&nbsp; Perché è quella minoranza a decidere della vita di chi va in bicicletta. Il controllo sulle strade dovrebbe essere draconiano, perché là dove non c’è educazione bisogna intervenire con la repressione. Poi la norma diventerà cultura, cioè educazione. Per ora non è così.</p>
<p>Se vogliamo che il nostro ciclismo giovanile &#8211; e poi quello professionistico &#8211; rinasca, allora dobbiamo pretendere la sicurezza per i nostri ragazzi. Perché possiamo cantarcela e suonarcela, ma la realtà è che <strong>i ragazzi che si dedicano al nostro sport continuano a diminuire</strong>. Basta pensare alla città di Bergamo: quante società giovanili esistevano negli Anni Sessanta e Settanta? Quante ce ne sono oggi?</p>
<p>Dobbiamo pretendere, garantire la sicurezza. Delle strade, e non solanto. <strong>Garantire alle famiglie che il nostro sport è pulito</strong>, che non ci sono trucchi, che non ci sono rischi. Perché anche di questo le famiglie hanno paura. E non fanno bene questi episodi che continuano, vedi <a href="https://bicitv.it/froome-positivo-al-salbutamolo-alla-vuelta-ho-lasma-rimasto-entro-i-limiti/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">l’ultima vicenda riguardante Froome</a>, o le dichiarazioni di <a href="http://www.gazzetta.it/Ciclismo/27-12-2017/ricco-io-appestato-faccio-gelati-passione-ma-bici-torno-240508943128.shtml" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Riccò che fa il gelataio alle Canarie</a> e che afferma che se tornasse indietro certo non rifarebbe quello che ha fatto, ma che pure insinua altre cose, non certo piacevoli, e arriva a confrontare il doping fisiologico con quello meccanico (leggi motorino elettrico nella bici) dicendo che uno è magari più onesto dell’altro. Cose assurde.</p>
<p><strong>Ci consoliamo con gli amatori.</strong> Se i giovani diminuiscono, le persone mature che si danno al ciclismo aumentano e in misura notevole. Con l’avvento della <strong>bicicletta elettrica</strong>, a pedalata assistita,<strong> si apre per lo sport delle due ruote una nuova era</strong>, magari anche con nuove discipline sportive, perché no? E allora approfittiamo di questo fenomeno. Approfittiamo della nuova ondata di popolarità. Da ciclista urbano e amatore, non mi scandalizzo di certo se un amico prende la bicicletta con il motorino. Un mio vecchio compagno mi ha detto che vorrebbe ancora salire sullo Stelvio o sul Mortirolo, ma che a 77 anni non ce la fa più. E allora pensava alla bici assistita. Perché no? Penso al mio fruttivendolo, mai andato in bici, che ha comprato una mountain bike con motorino. Adesso esce tutte le domeniche e pedala e dove non ce la fa lo aiuta la spinta in più. Niente di male, anzi.</p>
<p>L’anno si chiude, un altro sta per aprirsi. <strong>Quest’anno sono arrivato a quattromila chilometri</strong>, ho fatto San Marco, Croce Domini, Foppolo, Valcava, Presolana… insomma, non mi sono fatto mancare niente. Per l’anno venturo vorrei arrivare a cinquemila e magari riuscire a partecipare al <strong>Giro di Sardegna</strong>, in aprile; un piccolo sogno.</p>
<p>L’anno va in archivio con i pranzi natalizi che ci hanno regalato un paio di chili in più. Ora bisogna rimettersi a posto; se fa troppo freddo, con belle camminate in salita, ma se la temperatura è mite magari si ricomincia a pedalare. Al ciclismo, ai ciclisti, auguro un anno di soddisfazioni e di progressi, di pedalate nude o assistite che ci rendano contenti di noi stessi, che ci portino in alto, e non soltanto nel senso altimetrico.</p>
<p>Buon anno e buone pedalate a tutti!</p>
<section class="post-content">—</p>
<div id="attachment_434" class="wp-caption alignleft">
<p><img decoding="async" class="wp-image-434 size-thumbnail" src="https://bicitv.it/wp-content/uploads/2016/01/paolo-aresi-2-150x150.jpg" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" srcset="https://bicitv.it/wp-content/uploads/2016/01/paolo-aresi-2-150x150.jpg 150w, https://bicitv.it/wp-content/uploads/2016/01/paolo-aresi-2-200x200.jpg 200w, https://bicitv.it/wp-content/uploads/2016/01/paolo-aresi-2-400x400.jpg 400w" alt="Paolo Aresi" width="150" height="150"></p>
<p class="wp-caption-text">Paolo Aresi</p>
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<p><strong><em>Paolo Aresi&nbsp;</em></strong>–&nbsp;<em>giornalista e scrittore.</em><br />
<em>Dal 2015 cura la rubrica “#AMOLABICI, le Cicloctorie di Paolo Aresi” sul sito www.bicitv.it.</em><br />
<em>Il ciclismo è una sua grande passione, ha trascorso l’infanzia tifando Felice Gimondi.</em><br />
<em>Pedala con una certa energia, ma il poco tempo a disposizione lo penalizza.</em></p>
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<div>&nbsp;</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.bicitv.it/2017/12/30/amolabici-se-vogliamo-che-i-ragazzi-tornino-al-ciclismo-dobbiamo-garantire-la-sicurezza/">#AMOLABICI – Se vogliamo che i ragazzi tornino al ciclismo, dobbiamo garantire la sicurezza</a> proviene da <a href="https://www.bicitv.it">BICITV</a>.</p>
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		<title>#AMOLABICI &#8211; Un racconto di luce per il Natale: &#8220;Mai smettere di pedalare&#8221;</title>
		<link>https://www.bicitv.it/2017/12/16/amolabici-un-racconto-di-luce-per-il-natale-mai-smettere-di-pedalare/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Dec 2017 11:55:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#AMOLABICI]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Aresi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se smetti di pedalare, di certo non vinci. Sicuro. Se continui a pedalare, anche se sei al limite, anche se sei stravolto, una possibilità ce l’hai sempre.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bicitv.it/2017/12/16/amolabici-un-racconto-di-luce-per-il-natale-mai-smettere-di-pedalare/">#AMOLABICI &#8211; Un racconto di luce per il Natale: &#8220;Mai smettere di pedalare&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.bicitv.it">BICITV</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Avevo una grande passione per il ciclismo.</strong> Non mi perdevo nessuna corsa, compravo la Gazzetta per sapere di Gimondi, Merckx, Baronchelli, Gianni Motta, Dancelli, Zoetemelk. E volevo correre in bicicletta, convinto, tra l’altro, di avere qualche qualità.</p>
<p>Avevo <strong>una pesante bicicletta di seconda mano, ruote 28, telaio in ferro</strong>, che mio padre e mia madre mi avevano regalato verso la fine della terza media, l’avevano comperata dal nostro ciclista di fiducia, il <strong>Gino Tramontini</strong>, che era un vecchietto gentile, dai capelli candidi. Si raccontava fosse stato un buon corridore professionista e che addirittura avesse partecipato al Tour de France. Secoli addietro. Verità, leggenda? Da adulto seppi che davvero Tramontini era stato un ottimo corridore, amico di <strong>Tone Pesenti</strong> e <strong>Alfredo Binda</strong>. Quante forature mi aveva rattoppato il Tramontini senza chiedere una lira! Un galantuomo.</p>
<p>Con la mia bici blu andavo in giro per la città e spesso eravamo in due, io e il mio amico Renato. Io a pedalare e lui sulla sella. A volte persino a salire dalle Mura… Facevo tanta fatica, ma mi convincevo che ero forte. Anche perché quando toccava a lui, non ce la faceva proprio… Oggi mi viene il dubbio: non ce la faceva oppure era un gran furbo e io uno sciocco?</p>
<p>Insomma, un giorno ero all’oratorio e arrivano due miei amici con la bici da corsa. Uno si chiamava Mario, era un tipo grintoso, piccoletto, stagno, i capelli rossicci. Anche la bici era rossa. Eravamo sull’ingresso di via Sant’Elisabetta, era pomeriggio sul tardi e io gli lanciai la sfida: scommetto che se facciamo Pignolo fino a porta Sant’Agostino tu non mi batti, anche se hai la bici da corsa! Lui accettò la sfida. Andammo giù all’incrocio tra via Camozzi, via Pignolo e Borgo Palazzo, ci arrotolammo la gamba destra dei calzoni fino al ginocchio e cominciammo a salire.</p>
<p>Oltre l’incrocio con via Verdi iniziò la gara vera e propria. Il Mario prese la testa e io dietro, in quella strada antica con la pavimentazione in porfido a spina di pesce (è ancora così). Mario spingeva forte, ma io non mi staccavo sebbene stessi facendo una gran fatica. Appena prima della chiesa di Sant’Alessandro della Croce, la strada strappa forte: in quel punto non so come trovai la forza e mi alzai sui pedali. Dopo la fontana del Delfino ero in testa. Mi ricordo ancora lo sforzo bestiale che stavo compiendo, anche perché la mia bicicletta aveva soltanto tre rapporti. Facevo così fatica che ero convinto che avrei mollato e allora, dove la strada curva sulla destra, prima dell’incrocio con viale Vittorio Emanuele, mi voltai: il Mario non c’era più. Rallentai, arrivai alla porta, mi fermai. No, il Mario non c’era. Così scesi all’oratorio. Il mio amico era lì all’ingresso, nel sole del pomeriggio, a cavalcioni della bicicletta, lo guardai, lui mi disse: <em>“Bravo, hai vinto tu. Quando mi hai superato davanti alla chiesa ho capito che non c’era niente da fare”</em>.</p>
<p>Io probabilmente feci un sorriso, non dissi niente. Ma mi ricordo bene che pensai: <em>“Guarda come sono le cose, io stavo per mollare perché non ce la facevo e invece ho tenuto duro e ho fatto bene perché lui stava soffrendo anche più di me”</em>. E questo pensiero non l’ho mai dimenticato.</p>
<p><strong>La morale è facile, eppure vera.</strong> Quante volte capita che nella vita non ce la fai più e vorresti smettere di pedalare, ma comunque resiti e alla fine ce la fai? Anche perché una cosa è certa: se smetti di pedalare, di certo non vinci. Sicuro. Se continui a pedalare, anche se sei al limite, anche se sei stravolto, una possibilità ce l’hai sempre.</p>
<p>Ci avviciniamo a Natale, e questa piccola storiella è un po’ il mio augurio di luce, magari quando sembra che intorno il cielo si fa buio.</p>
<p>—</p>
<div id="attachment_434" class="wp-caption alignleft">
<p><img decoding="async" class="wp-image-434 size-thumbnail" src="https://bicitv.it/wp-content/uploads/2016/01/paolo-aresi-2-150x150.jpg" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" srcset="https://bicitv.it/wp-content/uploads/2016/01/paolo-aresi-2-150x150.jpg 150w, https://bicitv.it/wp-content/uploads/2016/01/paolo-aresi-2-200x200.jpg 200w, https://bicitv.it/wp-content/uploads/2016/01/paolo-aresi-2-400x400.jpg 400w" alt="Paolo Aresi" width="150" height="150"></p>
<p class="wp-caption-text">Paolo Aresi</p>
</div>
<p><strong><em>Paolo Aresi&nbsp;</em></strong>–&nbsp;<em>giornalista e scrittore.</em><br />
<em>Dal 2015 cura la rubrica “#AMOLABICI, le Cicloctorie di Paolo Aresi” sul sito www.bicitv.it.</em><br />
<em>Il ciclismo è una sua grande passione, ha trascorso l’infanzia tifando Felice Gimondi.</em><br />
<em>Pedala con una certa energia, ma il poco tempo a disposizione lo penalizza.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bicitv.it/2017/12/16/amolabici-un-racconto-di-luce-per-il-natale-mai-smettere-di-pedalare/">#AMOLABICI &#8211; Un racconto di luce per il Natale: &#8220;Mai smettere di pedalare&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.bicitv.it">BICITV</a>.</p>
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		<item>
		<title>#AMOLABICI &#8211; Il campionato bergamasco del 1906 e i tempi dei ciclisti eroici</title>
		<link>https://www.bicitv.it/2017/11/24/amolabici-il-campionato-bergamasco-del-1906-e-i-tempi-dei-ciclisti-eroici/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Nov 2017 17:35:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#AMOLABICI]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Aresi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E siccome comincia a fare freddo e i ciclisti sulle strade si sono diradati, scendiamo anche noi dalla sella e saliamo sulla macchina del tempo. Andiamo indietro nei decenni… </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bicitv.it/2017/11/24/amolabici-il-campionato-bergamasco-del-1906-e-i-tempi-dei-ciclisti-eroici/">#AMOLABICI &#8211; Il campionato bergamasco del 1906 e i tempi dei ciclisti eroici</a> proviene da <a href="https://www.bicitv.it">BICITV</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>E siccome comincia a fare freddo e i ciclisti sulle strade si sono diradati, scendiamo anche noi dalla sella e saliamo sulla macchina del tempo. Andiamo indietro nei decenni… come nella pellicola di un film che scorra all’indietro, velocemente, intravediamo i fotogrammi di Bugno, Chiappucci, Pantani, e ancora più indietro, ecco Saronni e Moser, Merckx e Gimondi… le Tre Cime di Lavaredo, la neve… ma non ci accontentiamo, scorriamo ancora, vediamo Fausto Coppi, la maglia azzurra che scatta là a Lugano, sulla Crespera… Ecco il Tone Pesenti vincere a Lanciano, Alfredo Binda, Costante Girardengo, il ciclista inventore Fasoli… Ecco, siamo arrivati.</p>
<p><strong>È&nbsp;il 28 ottobre del 1906</strong>, c’è il secondo campionato bergamasco, su una distanza di cento chilometri, partenza da via San Bernardino e arrivo all’ippodromo di borgo Santa Caterina. Mi sono chiesto diverse volte dove si trovasse l’ippodromo, forse dove oggi c’è il campo di calcio dell’Excelsior? O dove è sorto poi lo stadio comunale? Non so.</p>
<p>La prima edizione del campionato, nel 1905, era stata “semiufficiale” e di quella corsa è rimasto solo il nome del vincitore, Battista Forlani, detto il Paciano. L’anno dopo si fanno le cose bene. Il percorso è pianeggiante, si va da Bergamo a Treviglio, quindi si gira per Caravaggio, Crema, Mozzanica, Cologno per tornare a Bergamo dove si svolgono venti giri di pista. Partecipano soltanto dodici corridori. In pista entrano i primi due, i fratelli <strong>Battista Forlani</strong> (Paciano) e <strong>Angelo Forlani</strong> (detto il Pacianì, perché era il minore). Vince Battista, allo sprint. Coprono i cento chilometri in tre ore e diciotto minuti. Bisogna pensare a che cosa erano le strade in quel 1906, percorse da carri e carretti, con rarissime automobili e motociclette: erano di ghiaia e terra battuta.</p>
<p>Presto Angelo Forlani si sarebbe preso le sue rivincite vincendo il campionato bergamasco per tre anni di fila. Intanto, il movimento ciclistico cresceva e nel 1909 alla partenza si schierano ben sessantadue concorrenti. Alcuni di loro avrebbero fatto la storia del nostro ciclismo, come <strong>Ettore Chiorda</strong> (meccanico che diede vita al famoso marchio di biciclette), <strong>Cesare Fumagalli</strong>, <strong>Dante Vertova</strong>, <strong>Pietro Fasoli</strong>, <strong>Dante Bernasconi</strong>. E c’era anche <strong>Paolo Aresi</strong>, esattamente come il sottoscritto.</p>
<p>Partenza al ristorante birreria Bergamo, in Borgo Palazzo, più o meno all’incrocio con la strada per il cimitero. Favoriti sono <strong>Giacomo Caldara</strong> e <strong>Angelo Forlani</strong>, cioè il Pacianì. Alla partenza i due rivali si scontrano, Caldara rompe la ruota che gli viene subito fornita dal gregario Fumagalli. Ma poco più avanti di nuovo Caldara va a finire in un fosso, urtato da un’autovettura al seguito: un incidente fortuito? Ma questi incidenti erano all’ordine del giorno.</p>
<p>Per esempio <strong>a Iseo un concorrente finisce in una roggia</strong> e viene ripescato dai contadini (si chiamava Bonafous). Alla fine si forma un gruppetto con i due Forlani, Valerio Carrara e Chiorda, l’ultimo chilometro viene seguito da una grande folla che è scesa in strada, i giornali dell’epoca parlano di tre-quattromila persone: l’arrivo è di fronte al manicomio. Il Pacianì la spunta su Carrara, poi il fratello Paciano e Chiorda. Il ciclismo ha cominciato a volare.</p>
<p>Anche sui giornali lo spazio che gli viene dedicato si fa sempre più ampio. Quell’anno Pacianì partecipò alla Milano-Sanremo e si classificò al 33° posto. E l’11 maggio del 1909 eccolo di nuovo all’ippodromo di borgo santa Caterina, pronto a stabilire il primato bergamasco dell’ora che, in effetti, riesce a stabilire percorrendo ben 35 chilometri e 450 metri!</p>
<p>Di certo festeggiarono con una gran mangiata e una gran bevuta in una delle tante trattorie dei borghi, magari al Tre Corone, che si trovava nel cuore di borgo Santa Caterina… Che tempi eroici! A proposito di quel <strong>Paolo Aresi</strong>: si classificò ventesimo in quel 1909. Aveva ventidue anni, veniva da Martinengo, ma aveva trascorso gli anni della sua adolescenza lavorando a Londra.</p>
<p>Era mio nonno.</p>
<p>—</p>
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<p><img decoding="async" class="wp-image-434 size-thumbnail" src="https://bicitv.it/wp-content/uploads/2016/01/paolo-aresi-2-150x150.jpg" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" srcset="https://bicitv.it/wp-content/uploads/2016/01/paolo-aresi-2-150x150.jpg 150w, https://bicitv.it/wp-content/uploads/2016/01/paolo-aresi-2-200x200.jpg 200w, https://bicitv.it/wp-content/uploads/2016/01/paolo-aresi-2-400x400.jpg 400w" alt="Paolo Aresi" width="150" height="150"></p>
<p class="wp-caption-text">Paolo Aresi</p>
</div>
<p><strong><em>Paolo Aresi&nbsp;</em></strong>–&nbsp;<em>giornalista e scrittore.</em><br />
<em>Dal 2015 cura la rubrica “#AMOLABICI, le Cicloctorie di Paolo Aresi” sul sito www.bicitv.it.</em><br />
<em>Il ciclismo è una sua grande passione, ha trascorso l’infanzia tifando Felice Gimondi.</em><br />
<em>Pedala con una certa energia, ma il poco tempo a disposizione lo penalizza.</em></p>
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		<title>#AMOLABICI &#8211; Il ramato della Wilier Triestina, la bici nata dall&#8217;amore per la patria</title>
		<link>https://www.bicitv.it/2017/11/03/amolabici-il-ramato-della-wilier-triestina-la-bici-nata-dallamore-per-la-patria/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Nov 2017 17:35:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#AMOLABICI]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Aresi]]></category>
		<category><![CDATA[wilier triestina - selle italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mi ha sempre commosso la storia della Wilier Triestina, quella sua passione per la causa della patria. E il suo colore ramato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bicitv.it/2017/11/03/amolabici-il-ramato-della-wilier-triestina-la-bici-nata-dallamore-per-la-patria/">#AMOLABICI &#8211; Il ramato della Wilier Triestina, la bici nata dall&#8217;amore per la patria</a> proviene da <a href="https://www.bicitv.it">BICITV</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Adesso il ciclismo agonistico si gode il meritato riposo, i professionisti si concedono una piccolo vacanza, <strong>Vincenzo Nibali</strong> viene all’ospedale di Bergamo, il Papa Giovanni, <a href="https://bicitv.it/vincenzo-nibali-operato-oggi-a-bergamo-tolta-la-piastra-alla-clavicola/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">per sottoporsi a un non grave intervento chirurgico</a>. Un riposo relativo, perché per tanti la stagione non si ferma mai, perché ci sono la pista e il ciclocross, e poi dall’altra parte del mondo arriva l’estate e oggi si corre anche in Australia… Come il mio amico <strong>Cecilio Testa</strong>, settanta primavere suonate, che è uomo sempre a caccia di imprese, sempre pronto a superarsi, ad alzare l’asticella.</p>
<p>Così Cecilio con il suo amico Mimmo si è fatto l’America coast to coast in venti giorni, poi è andato da Bergamo a Capo Nord, quindi in otto giorni si è fatto da Bergamo fino a Marsala… E adesso si trova proprio in Australia per affrontare un altro meraviglioso, e impegnativo percorso: la costa sud, anche attraverso il deserto, un viaggio di circa cinquemila chilometri. Mica caramelle! Anche questo è un ciclismo, certo molto diverso da chi pedala per respirare il paesaggio, per contemplare quello che gli scorre attorno con molta calma. <strong>Ma la bicicletta è bella per questo, perché la puoi usare come vuoi</strong>, per andare a prendere il latte, per salire sullo Stelvio, per sfidare gli amici, per farti un viaggio da solo, lentamente, lungo la Via Francigena e così cercare di ritrovare te stesso…</p>
<p>A proposito di biciclette diverse, di sogni differenti che ognuno coltiva. Ho sempre amato le biciclette classiche, il celeste della Bianchi soprattutto. Ma anche <strong>il ramato della Wilier</strong>. Mi ha sempre commosso la storia della <em><strong>Wilier Triestina</strong></em>, quella sua passione per la causa della patria. Perché, come molti sanno, Wilier significa: W l’Italia libera e redenta. Soltanto questo nome è bellissimo.</p>
<p>E ci catapulta in un’altra epoca, quando nell’Italia ci si credeva profondamente, nonostante che anche allora gli scandali e i farabutti non mancassero.<strong> Era il 1906 e Trieste ancora non era italiana</strong>, nel nostro Paese si riteneva che il Risorgimento non fosse del tutto compiuto finché gli ultimi fratelli di Trento e di Trieste non si fossero ricongiunti alla Penisola. Oggi si dirà che hanno fatto un magro affare, che sarebbe stato meglio per loro restare nell’Impero Austroungarico. Ma lo si dice oggi. Allora si era disposti a morire per Trento e Trieste.</p>
<p>E se parlate con i tanti profughi di Istria e Dalmazia vi renderete conto di che cosa sia <strong>la passione patriottica</strong>, <strong>l’amore per la patria</strong>. Che non ha molto a che vedere con il nazionalismo. La patria è quello che suggerisce il nome, è come un padre, come una famiglia. Un volere stare insieme perché siamo una stessa famiglia. E non importa se uno è più bravo, se uno è povero, se uno è birichino. Siamo comunque una famiglia. Già. Oggi la pensiamo molto diversamente. Se io sono più bravo e più ricco non mi va di aiutare te che sei povero e anche piuttosto incapace. No, me ne vado per fatti miei. Come cambia la cultura, la mentalità. Insomma, la Wilier era un marchio patriottico, fondato a Bassano del Grappa da <strong>Pietro Dal Molin</strong>.</p>
<p>Dopo la Liberazione prese il nome completo Wilier Triestina e si buttò nel ciclismo professionistico grazie alla spinta del figlio di Pietro, Mario. Con <strong>Fiorenzo Magni</strong> la Wilier vinse il Giro del 1948, battendo Coppi e Bartali, il Tour del 1950 con <strong>Ferdy Kubler</strong> e poi tanti altre vittorie con <strong>Luciano Maggini</strong>, <strong>Giordano Cottur</strong>, <strong>Arturo Bevilacqua</strong>.</p>
<p>Ma le vittorie non bastavano, l’azienda sostenne costi troppo elevati e nel 1952 chiuse. Fino al 1969, quando i fratelli <strong>Gastaldello</strong> di Rossano Veneto, vicino a Bassano, decisero di fare rivivere il glorioso marchio ramato. E ripartirono con delle specialissime fiammanti. Era una Wilier in alluminio quella su cui pedalava <strong>Marco Pantani</strong> al Tour del 1997, e pure su una Wilier vinsero <strong>Petacchi</strong>, <strong>Cunego</strong>, <strong>Ballan</strong>… Una bella storia, dai.</p>
<p>Però con <strong>l’avvento del carbonio</strong> (la Wilier lanciò il suo primo monoscocca nel 2001) la “ramatura” divenne un problema e oggi il marchio patriottico punta sul rosso e il bianco. Ma se mai io potessi scegliere una Wilier la vorrei comunque del suo colore mitico. Perché nel nome, nel colore e nella forma c’è il tutto, si racchiude il simbolo, il senso delle cose. Che cosa resta della rosa quando sfiorisce e muore? Già, resta il nome.</p>
<p>Io ho ricominciato a pedalare dopo un mese di sosta, causata da un piccolo intervento chirurgico alla schiena (come Nibali, insomma). Quando sono uscito per la prima volta, lunedì, in una bella mattina tiepida di fine ottobre, c’erano in giro pochi ciclisti e tutti che mi salutavano, come se sapessero del mio “stop” e mi dessero il benvenuto sulla strada, per il ritorno in sella. Certo che non è così, però la mia sensazione è stata questa. E mi sono sentito contento.</p>
<p>Buone pedalate a tutti!</p>
<p>—</p>
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<p><img decoding="async" class="wp-image-434 size-thumbnail" src="https://bicitv.it/wp-content/uploads/2016/01/paolo-aresi-2-150x150.jpg" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" srcset="https://bicitv.it/wp-content/uploads/2016/01/paolo-aresi-2-150x150.jpg 150w, https://bicitv.it/wp-content/uploads/2016/01/paolo-aresi-2-200x200.jpg 200w, https://bicitv.it/wp-content/uploads/2016/01/paolo-aresi-2-400x400.jpg 400w" alt="Paolo Aresi" width="150" height="150"></p>
<p class="wp-caption-text">Paolo Aresi</p>
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<p><strong><em>Paolo Aresi&nbsp;</em></strong>–&nbsp;<em>giornalista e scrittore.</em><br />
<em>Dal 2015 cura la rubrica “#AMOLABICI, le Cicloctorie di Paolo Aresi” sul sito www.bicitv.it.</em><br />
<em>Il ciclismo è una sua grande passione, ha trascorso l’infanzia tifando Felice Gimondi.</em><br />
<em>Pedala con una certa energia, ma il poco tempo a disposizione lo penalizza.</em></p>
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		<title>#AMOLABICI – Claudia è a casa, che bello! E lo smog combattiamolo in bicicletta</title>
		<link>https://www.bicitv.it/2017/10/21/amolabici-claudia-e-a-casa-che-bello-e-lo-smog-combattiamolo-in-bicicletta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Oct 2017 16:57:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#AMOLABICI]]></category>
		<category><![CDATA[Claudia Cretti]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Aresi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le belle notizie non mancano mai. Ho letto di Claudia Cretti che ha potuto tornare a casa, che sta benino, che continua la riabilitazione e che i risultati non mancano. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bicitv.it/2017/10/21/amolabici-claudia-e-a-casa-che-bello-e-lo-smog-combattiamolo-in-bicicletta/">#AMOLABICI – Claudia è a casa, che bello! E lo smog combattiamolo in bicicletta</a> proviene da <a href="https://www.bicitv.it">BICITV</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le belle notizie non mancano mai. Ho letto di <strong>Claudia Cretti</strong> che ha potuto tornare a casa, che sta benino, che continua la riabilitazione e che i risultati non mancano. <a href="https://bicitv.it/caduta-gravissima-per-claudia-cretti-al-giro-rosa-e-in-prognosi-riservata/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">La vicenda di Claudia la ricordiamo tutti</a>, quella terribile caduta in discesa, il ricovero in condizioni gravissime. Era la settima tappa del Giro Rosa, a luglio; lo spavento fu terribile, si temette per la vita di Claudia. Poi le prime notizie dall’ospedale di Benevento, l’intervento di neurochirurgia, poi il secondo e le speranze che si facevano concrete.</p>
<p>Adesso Claudia è tornata a casa, a Costa Volpino. I genitori hanno comunicato che la ragazza muove alcuni passi da sola, che riesce a parlare, sebbene con un vocabolario ancora limitato; però scrivere rimane un problema perché la parte destra del corpo deve ancora risvegliarsi del tutto. Ci vorranno mesi, forse anni, ma Claudia continuerà a migliorare ed è fin troppo facile dire che questa è la corsa più lunga, impervia e importante della sua vita.</p>
<p>A ben vedere, forse non è una corsa, ma una competizione senz’altro: l’avversario è il limite dettato dall’incidente, dal colpo tremendo ricevuto alla testa, e per fortuna c’era il caschetto, e ci sono stati bravissimi neurochirurghi, altrimenti Claudia non sarebbe più tra noi.</p>
<p>Non mancano le belle notizie, ma neanche quelle brutte. Prendete questi giorni, con questo <strong>inquinamento soffocante</strong>, con le polveri sottili (pm 10) che sono da molti giorni al di là di qualsiasi limite tollerabile. I medici parlano di danni ai polmoni, di possibili micro-lesioni agli alveoli polmonari, lesioni che nei soggetti a rischio possono aumentare la probabilità di decesso. E nei soggetti sani non si sa: le lesioni sono varchi che si aprono nelle mucose, nei tessuti, varchi per virus e batteri, ma anche per sostanze chimiche che non fanno bene alla nostra salute, i cui effetti magari si vedranno fra qualche anno. Eppure si va avanti come se niente fosse.</p>
<p>I comuni vietano la circolazione delle auto Euro 0, 1 e 2, automobili vecchie come il cucco, le auto della gente più povera. Non è giusto e non si risolve niente. La stagione è secca, siccitosa, non fa freddo. <strong>Eppure quante persone usano la bicicletta per andare in ufficio?</strong> Io spesso guardo nelle auto in coda: ospitano una persona soltanto, uomo o donna, dalla faccia rigorosamente imbronciata. Come dire: guarda un po’ che vergogna, per fare due chilometri ci impiego un quarto d’ora. Ma allora perché i due, tre, quattro chilometri non li fate in bicicletta? Che cosa vi costa?</p>
<p>E, d’altro canto, <strong>perché i comuni non intervengono in maniera decisa e vietano il traffico alle auto?</strong> Ma è possibile che dobbiamo andare in giro con le mascherine, come nei film di fantascienza catastrofica, perché nessuno ha il coraggio di lasciare semplicemente l’automobile a casa?</p>
<p>Situazioni del genere a Bergamo, per esempio, si verificarono anche nei primi Anni Novanta. In un’occasione, il sindaco <strong>Gian Pietro Galizzi</strong> bloccò la possibilità di usare le automobili &#8211; per più giorni in talune fasce orarie &#8211; e fu criticato aspramente, più o meno da tutti, ma l’inquinamento diminuì in maniera drastica. Ci sono delle situazioni in cui bisogna avere il coraggio di prendere decisioni impopolari.</p>
<p>E, in ogni caso, <strong>bisogna riprendere la politica della ciclabilità</strong> che non consiste semplicemente nel costruire piste ciclabile, ma nel parlare alle persone, sensisibilizzarle, convincerle, fare capire che andare in bicicletta fa bene a tutti, a chi pedala e a chi cammina e all’aria della città. Quante piste ciclabili risultano tristemente vuote?</p>
<p>E torniamo in <strong>Bhutan</strong>, il piccolo stato tibetano <a href="https://bicitv.it/amolabici-nibali-vince-il-lombardia-e-riceve-labbraccio-della-figlia-che-bello/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">di cui parlavamo la volta scorsa</a>. Dicevamo che il re del Bhutan se ne va in giro con il tandem per le strade del suo regno, insieme alla consorte e che nel piccolo paese situato tra India e Cina si sta scoprendo la “vita a pedali”. Dal 1974, il Bhutan non si preoccupa più tanto del Pil (Prodotto interno lordo), quanto della <strong>Fil, ovvero Felicità interna lorda</strong>. I sovrani di quel piccolo paese desiderano che la gente sia felice, non che sia ricca, che sia serena, non che abbia l’idromassaggio in casa. E non hanno tutti i torti.</p>
<p><strong>Il Bhutan è un paese buddista</strong>, un po’ particolare, che da qualche anno si sta aprendo all’occidente. Di recente hanno organizzato una sfida calcistica tra le due più scarse squadra nazionali di calcio del mondo: la loro e quella di un’isola dei Caraibi. Grande festa e grande tifo allo stadio, ma quando i Bhutanesi si sono accorti che per gli avversari non c’era nemmeno un tifoso, hanno deciso di dividersi: metà stadio tifava Bhutan e l’altra metà stava dalla parte degli avversari!</p>
<p><strong>C’è da augurarsi che il Bhutan continui sulla strada della scoperta della bicicletta</strong> e che presto organizzi i campionati del mondo: vi immaginate il tifo in pista? E il percorso del mondiale su strada? Da quelle parti non si scherza, ci sono montagne che arrivano a ottomila metri e passi che sfiorano i quattromila… ci sarebbe da divertirsi!</p>
<p>—</p>
<div id="attachment_434" class="wp-caption alignleft">
<p><img decoding="async" class="wp-image-434 size-thumbnail" src="https://bicitv.it/wp-content/uploads/2016/01/paolo-aresi-2-150x150.jpg" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" srcset="https://bicitv.it/wp-content/uploads/2016/01/paolo-aresi-2-150x150.jpg 150w, https://bicitv.it/wp-content/uploads/2016/01/paolo-aresi-2-200x200.jpg 200w, https://bicitv.it/wp-content/uploads/2016/01/paolo-aresi-2-400x400.jpg 400w" alt="Paolo Aresi" width="150" height="150"></p>
<p class="wp-caption-text">Paolo Aresi</p>
</div>
<p><strong><em>Paolo Aresi&nbsp;</em></strong>–&nbsp;<em>giornalista e scrittore.</em><br />
<em>Dal 2015 cura la rubrica “#AMOLABICI, le Cicloctorie di Paolo Aresi” sul sito www.bicitv.it.</em><br />
<em>Il ciclismo è una sua grande passione, ha trascorso l’infanzia tifando Felice Gimondi.</em><br />
<em>Pedala con una certa energia, ma il poco tempo a disposizione lo penalizza.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bicitv.it/2017/10/21/amolabici-claudia-e-a-casa-che-bello-e-lo-smog-combattiamolo-in-bicicletta/">#AMOLABICI – Claudia è a casa, che bello! E lo smog combattiamolo in bicicletta</a> proviene da <a href="https://www.bicitv.it">BICITV</a>.</p>
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